Il rischio “Polexit” è concreto?

Lo scontro tra UE e Polonia si arricchisce di un nuovo capitolo. 

La Corte costituzionale del Paese si è pronunciata giovedì 7 ottobre con una sentenza che stabilisce la prevalenza del diritto nazionale su quello europeo. Dall’ascesa nel 2015 del partito polacco di estrema destra PiS (Diritto e Giustizia) il rapporto tra Varsavia e Bruxelles non è stato certamente idilliaco a causa delle politiche illiberali del governo: sono finite sotto la lente di ingrandimento dell’UE le leggi contro la comunità LGBTQ – ricordiamo le tristemente note “LGBT free zones” -, la libertà d’informazione e la recente riforma del sistema giudiziario che mette a repentaglio l’indipendenza della magistratura e dei tribunali. 

Bruxelles aveva chiesto a Varsavia di conformarsi ad una decisione della Corte di giustizia dell’UE, entro il 16 agosto, che dispone l’abolizione del sistema di sanzioni nei confronti dei giudici in quanto non compatibili con il diritto comunitario. Il Primo ministro Mateusz Morawiecki ha presentato ricorso sostenendo che l’Unione non ha il diritto di interferire con i sistemi giudiziari degli Stati membri e che le riforme di Varsavia erano necessarie per rimuovere le influenze dell’era comunista. La sentenza della Corte costituzionale, che è stata rimpinguata di 10 giudici del partito leader del governo nazionale, di giovedì 7 ottobre va oltre questa diatriba e attacca frontalmente il diritto europeo dichiarando l’incompatibilità di alcuni articoli dei trattati comunitari con la Costituzione polacca: art. 1 e art. 19 del TFUE.

EPA/Radek Pietruszka

Questi articoli stabiliscono la creazione di un’integrazione rafforzata degli Stati membri (articolo 1) e della supremazia del diritto comunitario su quello nazionale (articolo 19). Secondo la sentenza, letta dalla Presidente del Tribunale Julia Przylebska, “gli organismi dell’Unione europea operano fuori dai limiti delle competenze concesse dalla Repubblica di Polonia e pertanto determinate disposizioni del trattato di adesione sono incostituzionali”. L’organo ha anche stabilito che “sebbene […] la Corte di Giustizia UE ha la competenza per pronunciarsi sul sistema giudiziario polacco, tra le competenze trasferite dalla Polonia alla UE non c’è l’organizzazione del potere giudiziario”, si legge nella sentenza, secondo la quale, quindi, “la UE non ha competenze per valutare la giustizia polacca e il suo funzionamento”.

Questa sentenza solleva molti dubbi sui rapporti tra UE e Polonia e, nonostante le rassicurazioni del Primo ministro Morawiecki, secondo cui “il posto della Polonia è e sarà nella famiglia delle nazioni europee”, sono molti gli osservatori che vedono in questa sentenza una sorta di “Polexit” legale. Questa eventuale decisione, però, non verrebbe accolta nel migliore dei modi dal momento che, secondo i sondaggi, circa l’80% della popolazione polacca sarebbe contenta di far parte dell’Unione. Ursula von der Leyen ha assicurato che userà “tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei Trattati” per assicurare la superiorità delle leggi UE su quelle nazionali: la Presidente della Commissione, inoltre, ha affermato di aver “dato istruzione ai servizi della Commissione di fare un’analisi approfondita e veloce” della decisione per decidere i passi successivi. 

Sono molti gli analisti convinti del fatto che, come spesso accade, il terreno dello scontro sarà di natura economico-finanziaria. Bruxelles, infatti, non ha ancora dato il proprio via libera al piano nazionale polacco – e quello ungherese – per i fondi del Recovery Fund (che nel caso in questione ammontano a circa 57 miliardi): ciò che teme la Commissione è che i fondi siano usati per legittimare il consenso interno e continuare a violare le norme europee sullo stato di diritto. Il Commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, il mese scorso aveva ammonito la Polonia che il caso della riforma della giustizia potrebbe avere conseguenze per il Recovery Plan polacco e che da più parti cominciavano ad arrivare richieste per l’attivazione della condizionalità sullo stato di diritto: osservazioni che da Varsavia, con stizza, hanno definito come ricatto.

Ora non resta che attendere, dal momento che la sentenza diventerà legge solo dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale polacca. In altri casi spinosi è capitato che la pubblicazione slittasse fino al raggiungimento di un accordo. Stay tuned!

Foto di copertina: ANSA/EPA

A cura di Lorenzo Pesci

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