Femminismo: antidoto per una società avvelenat

Sin dall’infanzia si viene inseriti all’interno di una società carica di diversificazioni tra uomo e donna all’interno della quale si interiorizzano inconsciamente meccanismi din chiave del tutto patriarcale: le bambine indossano il grembiule rosa, mentre i bambini quello blu. Sono sempre le bambine ad essere raffigurate sopra la confezione di giocattoli come l’aspirapolvere o il ferro da stiro. Dati questi comportamenti, la società, ma soprattutto l’educazione che forma quelli che daranno poi giovani adulti, dovrebbe insegnare l’uguaglianza e non la differenza di genere. Esiste un luogo che potrebbe educare alla parità di genere? Si, le scuole.

Le scuole sono il passaggio propedeutico che traghetterà gli individui all’interno di una società. Momento di formazione fondamentale per bambini e bambine. Nelle scuole c’è già una forte differenziazione di genere e questo legittima i futuri comportamenti errati. È necessario un ridimensionamento di quegli atteggiamenti e di quegli stereotipi che vengono acquisiti dalle persone quando ancora sono piccole e che germogliano in loro, spesso degenerando. Le diversità tra uomo e donna sono fisiologiche ed intrinseche nella natura umana, ma non per questo si deve portare avanti un’educazione basata sulla differenza di genere: educare alla distinzione non significa far differenza tra uomo e donna, ma pensare gli individui come soggetti pari all’interno di una collettività, a prescindere dal loro genere. L’antidoto per curare questa società patriarcale è il femminismo. Il femminismo, storicamente, è un movimento che si divide in diverse ondate. La prima ondata risale agli inizi dell’Ottocento con le suffragette, che lottavano per l’allargamento del suffragio; la seconda ondata ha il suo compimento negli Stati Uniti negli anni ‘60 in cui per la prima volta si parla di sessualità, violenza domestica, stupro, pillola contraccettiva: temi che danno il via alla graduale autonomia e libertà della donna sul suo corpo. La terza ondata negli anni ‘80 e ‘90 è decisamente più consapevole tant’è che i consultori e i centri antiviolenza vengono considerati come servizi pubblici. Inoltre, per la prima volta si sente parlare di femminismo intersezionale: ingloba più lati di oppressione nei confronti di identità semplice e avere più di una chiave interpretativa per far fronte a più esperienze di rivendicazione: dal sessismo, razzismo, all’omofobia. Di conseguenza, concetti come alleanza e solidarietà diventano essenziali per la lotta all’autodeterminazione.

Infine, arriva la quarta ondata: con l’avvento dei social network il femminismo intersezionale spopola sulle piattaforme digitali e attivist* riescono a coinvolgere una vasta gamma di ascoltatori, trasformandosi in un’arma più forte e inclusiva. Questo perché anche chi si disinteressa all’argomento si ritrova inevitabilmente sommerso dai temi più disparati. Quindi i social media diventano un’opportunità per riflettere e stimolare su temi che attivist* femminist* portano avanti quotidianamente: dalla violenza di genere alle discriminazioni in ambito lavorativo fino ad arrivare alle oppressioni nei riguardi dei movimenti LGBTQ+. Nel corso della storia, i personaggi e i temi sono cambiati, ma il contenuto rimane sempre lo stesso: ottenere pari opportunità economica, sociale e politica tra i sessi senza discriminazioni. Inoltre, riuscire a interiorizzare la parte femminile che è stata stereotipata nel corso della storia e non ha libertà di esprimersi in entrambi i sessi. Secondo la società patriarcale l’uomo deve mostrarsi forte, senza emozioni perché ‘piangere è da femminuccia’. Rompiamo i cliché: esistono uomini sensibili e uomini che piangono come donne che non sanno cucinare. La società ha bisogno di continui cambiamenti e miglioramenti che, in parte, si sono già verificati nei secoli passati ma che ancora non sono sufficienti per per superare le barriere di generalizzazione e soprattutto per iniziare a vedere l’individuo in quanto singolo e non necessariamente come all’interno di una categoria definita. L’obiettivo è coinvolgere la parte privilegiata di una società costruita a pennello per l’uomo bianco cis gender che, trovandosi in una situazione oggettivamente di vantaggio, possa dare voce a chi non ne ha. Perciò il femminismo diventa un fronte comune per smantellare i preconcetti di una società malata nelle sue fondamenta e che non permette la piena espressione dell’individuo. Credere e portare avanti il femminismo rappresenta la libertà dell’individuo nell’esprimere se stesso senza costrutti sociali. La realtà sociale è molto complessa e richiede una continua perseveranza e voglia di rivoluzionare ciò che non si può più tollerare. Se dessimo la giusta importanza all’elemento femminile, potremmo abbattere barriere di discriminazione nei confronti di ogni genere. Un’iniezione di femminismo al giorno potrebbe togliere la società patriarcale di torno.

A cura di Sofia Ruggiero

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