La propaganda del Partito Comunista diventa social

Nel ventunesimo secolo la campagna di propaganda cinese indirizzata all’Occidente si svolge principalmente attraverso i canali social delle autorità nazionali.

L’Associated Press (AP) e l’Oxford Internet Institute hanno condotto un’indagine congiunta della durata di sette mesi per comprendere il motivo della rapida ascesa degli account istituzionali cinesi su Twitter. Da questa è emerso che dietro il successo occidentale dei profili social riconducibili a diplomatici ed #istituzioni cinesi si celerebbe un vero e proprio ‘esercito’ di account fittizi gestiti dal #Governo ed incaricati di retwittare migliaia di volte i contenuti diffusi dai profili ufficiali. Si parla di 26.879 account che sarebbero riusciti a repostare diplomatici cinesi e media statali quasi 200.000 volte, prima di essere sospesi dal socialnetwork per violazione delle regole stabilite dalla piattaforma contro la manipolazione. Grazie all’effetto amplificativo garantito dai bot, i post interessati avrebbero raggiunto centinaia di milioni di utenti. 

Una tale tecnica di propaganda sfrutta la logica dell’algoritmo delle piattaforme digitali, progettato per diffondere i post col maggior numero di interazioni per esporli ad una più vasta platea di utenti. Il fine è quello di distorcere l’ambiente informativo di riferimento e condurre vere e proprie campagne di disinformazione orientando l’opinione pubblica internazionale in favore dell’operato del Governo di Xi Jinping su tematiche particolarmente calde quali la gestione della #crisi pandemica, la questione di Hong Kong ed i rapporti con gli USA. Si tratta, tra l’altro, di un’operazione di influenza e manipolazione a senso unico, dal momento che alle piattaforme digitali occidentali è interdetto l’accesso al #mondo dell’informazione cinese. 

Già negli scorsi mesi Twitter si era unito all’azione di Facebook e Youtube sospendendo numerosi account cinesi per violazione della politica della piattaforma, ma ciò non sembra esser stato sufficiente a sbarrare la strada dell’operato cinese che è proseguita grazie alla generazione di bot sempre nuovi al fine di aggirare la censura operata dal social network. 

Con riferimento alle ultime rilevazioni, Twitter ha dichiarato di stare indagando sulla presunta riconducibilità dell’attività di informazione al Governo cinese, riservandosi di render noti gli account e i contenuti incriminati solo al termine delle indagini interne. In una dichiarazione rilasciata ad AP, il Ministero degli Affari esteri cinese ha però rigettato qualsiasi accusa di propaganda fuorviante, denunciando l’atteggiamento discriminatorio che si porrebbe alla base di tali insinuazioni. 

A cura di Isabella Conte e Noemi Brancazi

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