La rete 5G cinese potrebbe spegnere le città australiane?

La divisione cibernetica dell’Intelligence australiana (Australian Signals Directorate) ha condotto per 8 mesi un’indagine proprio per scoprire se la rete 5G offerta dalle compagnie di telecomunicazioni cinesi possa essere considerata sicura per lo Stato. L’indagine si è appena conclusa e nei giorni scorsi le spie australiane hanno fatto luce sulla questione: il rischio maggiore che l’Australia corre non è quello di essere spiata attraverso le telecomunicazioni, ma che le compagnie cinesi (come Huawei) possano letteralmente spegnere le città attraverso la rete 5G.

Secondo l’intelligence, il problema dello spionaggio attraverso le intercettazioni telefoniche è infatti relativo anche alla rete 3G e 4G (problema con il quale gli Stati fanno i conti da molto tempo e per il quale ormai esistono delle contromisure) e non è neanche lontanamente paragonabile al potere dello spegnimento di intere città.

Ma cosa si intende per “spegnimento (shutdown) di intere città”?

Le società sono letteralmente tenute in vita dalla rete internet: gli ospedali, le banche, i mezzi di trasporto pubblici, le istituzioni, le scuole, la corrente elettrica, l’acqua, l’economia e tutte le altre infrastrutture critiche dipendono dalla connessione internet. Togliere la rete 5G (o in generale internet) significa interrompere il funzionamento dei servizi sopra citati rendendo concreta una delle più serie minacce alla sicurezza nazionale degli Stati. Per questo motivo la rete 5G è diventata, non solo una delle più impellenti preoccupazioni del Governo australiano, ma l’infrastruttura critica più monitorata di tutto lo Stato. 

Il Primo Ministro Australiano, Malcom Turnbull, ha espresso la sua preoccupazione per la sicurezza nazionale e ha dichiarato di non fidarsi delle società di telecomunicazioni cinesi.Quest’ultime infatti sono costrette da una legge cinese (Cybersecurity Law del 2017 che colpisce compagnie sia pubbliche che private) a condividere i propri dati con le autorità cinesi qualora li richiedessero per motivi di sicurezza nazionale. Per questo motivo il Primo Ministro australiano, che non crede alle dichiarazioni di rassicurazione di Huawei (“ci rifiuteremmo di assecondare una tale richiesta da parte del nostro Governo”/ “oh no, we would refuse”), teme che le aziende di telecomunicazioni possano agire contro l’Australia sotto gli ordini del Partito Comunista Cinese. 

Già nel 2018 l’Australia aveva proibito a Huawei l’utilizzo della propria rete 5G divenendo il primo Stato al mondo a porre restrizioni di tale portata. Da quel giorno il Governo di Xi Jinping continua a chiedere a Canberra di togliere il veto ma la lista dei divieti dell’Australia alla Cina si è allungata comprendendo al momento 14 punti. Inoltre, il Covid-19 ha reso ancora più tese le relazioni tra i due Paesi rendendo ancora più complicato il dialogo. Nonostante i presupposti, il Primo Ministro ha cercato di trovare una soluzione per evitare di bannare le società di telecomunicazioni cinesi dal suolo australiano. Per testare la vulnerabilità dell’infrastruttura australiana, il capo dell’Australian Signals Directorate ha riunito un gruppo di hackers incaricandoli di agire contro l’Australia proprio come farebbe Pechino. Dai risultati di queste prove l’intelligence ha creato circa 300 misure di protezione contro possibili attacchi cibernetici alla rete 5G australiana ma nonostante ciò il

rischio dello spegnimento delle città non è ancora mitigato. 

Quale sarà la mossa successiva dal Governo australiano??

A cura di Noemi Brancazi

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