Autodistruzione all’italiana: tutti i giorni è il primo maggio

Non è complicato ipotizzare che la solidarietà del tricolore esposto puntualmente alle 18.00 nel primo lockdown di marzo 2020 sia stata una parentesi fuori dall’ordinario di una cultura sociale storicamente particolaristica. È chiaro che l’idea di far parte di una nazione non debba tradursi in una omogenea visione sociale e politica del contesto circostante, altrimenti ne verrebbe meno la stessa democrazia, la quale affonda le proprie radici nelle visioni discordanti sulla “cosa pubblica”, e dal cui dibattito emergono le direzioni che guidano lo sviluppo della società. Ma ciò che accade in Italia sembra assumere i connotati di una patologia sociologica che fa sì che tutto ciò che può essere di rilevanza comune si traduca in un’esasperazione tra fazioni, che ancora oggi tende a evidenziare la validità, dopo più di un secolo e mezzo, del noto aforisma: “Fatta l’Italia, bisogna fare l’italiani”. L’Italia è storicamente divisa tra Nord e Sud, tra centro e periferia, tra Destra e Sinistra, ma il problema si pone nel fatto che non si limita alla sola divisione di diritto in base alle proprie convinzioni, piuttosto è un Italia che troppo facilmente trascende in disprezzo e odio facilitato da tali fratture, il tutto coerentemente affidato alla logica delle etichette che permette di catalogare il noi e l’altro. Ciò che rientra nel noi rafforza le proprie posizioni, l’altro deve essere annullato, almeno verbalmente. Non è facile ascoltare l’altro, e non perché vi siano delle difficoltà oggettive nel trovare dei punti di incontro, ma semplicemente perché manca la reale volontà di un confronto: non si trae soddisfazione da un processo dialettico, ma solo da un’imposizione. 

La tarantella all’italiana si completa con le modalità degli scontri sociali sintetizzati al meglio dall’arena politica. Destra e Sinistra sono lo specchio della società, e tutto si riduce a tifoserie che si mobilitano con la pura intenzione di imporre la propria visione, talvolta pur senza avere una visione, ma per il solo fatto che il proprio punto di riferimento detta determinate linee guida. Ci si ritrova quindi alienati da un contesto in cui si è pedine che giocano con l’illusoria possibilità di esprimere il proprio pensiero, senza rendersi conto che in realtà ci si limita a scegliere se conformarsi ad una posizione piuttosto che ad un’altra, e nelle situazioni in cui si cerca di proporre una visione sui generis si rischia di essere accusati di presunzione, perché non si può prescindere dal scegliere una direzione già proposta, e perché tali direzioni le detta solo chi socialmente ha un peso. 

Per questo motivo il 2 maggio ci si sveglia scegliendo se Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, abbia ragione o meno. Il tutto veicolato dalla cornice politica che si avvicina alle proprie posizioni. Però siamo in Italia, non si sceglie se abbia ragione o meno sul contenuto del suo messaggio, sulle problematiche del settore dello spettacolo e sulla questione sociale del momento inerente al DDL Zan, si sceglie se abbia ragione o meno sull’esporsi per una causa, sull’esprimere un messaggio. E quindi si innesca un meccanismo ben consolidato e più volte ripetuto: prima si decide se il personaggio Fedez si allinea alle proprie simpatie o meno, se il contesto dell’intervento fosse adeguato, se la controversia scaturita sia stata corretta o meno, e solo dopo se avanza un po’ di attenzione si sceglie se cercare di analizzare il contenuto, o anche no. Perché se Fedez non è personaggio gradito, anche ciò che dice deve essere screditato, non è veritiero, serve a nutrire un’insensata ricerca di consenso, in caso contrario è un “rivoluzionario” della politica 2.0, che merita tutte le attenzioni del caso. E da ciò emergono ulteriori divisioni, come una reazione a catena che in realtà non aspettava altro che scoppiare, le cui basi erano state poste già dalle precedenti settimane con gli scontri tra i protagonisti della vicenda.

L’Italia non conosce vie di mezzo. Ancora una volta si è persa l’occasione che sia il messaggio a bucare lo schermo, nudo e crudo, perché il contenuto del messaggio è impregnato dalle posizioni personali che si hanno sul messaggero. Si sente la necessità di creare un contesto autodistruttivo in ogni dibattito sociale, perché è solo con la mediocrità di tale contesto che ci si sente all’altezza della situazione, e il peggio di tutto ciò, è che lo si fa inconsapevolmente. Si sono innescati degli automatismi nel comportamento umano per cui in Italia ciò che realmente è di interesse pubblico arriva ultimo, prima bisogna analizzare tutta la cornice marginale, e ciò si riflette nel dibattito pubblico, tra le persone, tra i mezzi di comunicazione, e non per ultimo nella politica.

Fedez non ha fatto bene, non ha fatto male, ha fatto quello che la potenza dei mezzi social riesce ad attribuire a personaggi noti. La politica non viene fatta solo dai politici, e chi pensa il contrario non ha a mente quelle che sono le basi teoriche del dibattito politico fin dalle sue origini greche. La politica si fa nelle strade, nelle scuole, nelle famiglie, in tv e in ogni aspetto che tocca la propria quotidianità. Un dibattito politico è tutto ciò che coinvolge qualcosa che va al di là dei propri interessi privatistici, laddove ci siano anche solo due persone ad avere interessi sociali allora c’è politica. Certamente in questa riflessione rientrano i diritti, l’essenza della politica. I diritti sono ciò che permettono di vivere in un contesto evolutivo superiore allo stato di natura. 

Nell’era digitale, la rapidità di comunicazione è un mezzo che, per quanto criticato, rappresenta la potenza più grande della società attuale. Porzioni di masse possono mobilitarsi anche tramite pochi messaggi, e la stessa pressione sulla piazza “digitale” può indirizzare un dibattito politico in modo piuttosto significativo. Pertanto, è davvero sbagliato che un personaggio noto si esponga per determinate tematiche? O forse la domanda corretta sarebbe: la concezione che si ha di un personaggio è talmente vincolante da offuscare ogni forma di giudizio oggettivo?

Ogni personaggio pubblico, in grado di smuovere quanto meno una riflessione nel proprio bacino di utenza, dovrebbe avere la possibilità di portare avanti delle proprie convinzioni in quanto anche essi membri della società, ancor di più se coinvolgono tematiche comuni. Questioni sia avverse che favorevoli alle proprie convinzioni politiche devono poter essere affrontate da tutti. Solo che siamo in Italia, se si è famosi lo si fa per un proprio tornaconto personale, mentre Lady Gaga che protesta pubblicamente contro Trump è una libera donna portatrice di una visione comune di una buona parte della società a stelle e strisce. L’attenzione è posta totalmente sul soggetto, e la tematica analizzata si colloca solo futilmente da sfondo in un processo di schedatura del personaggio al fine di trovare eventuali contraddizioni e punti deboli su ciò che viene espresso. In realtà servirebbero più Fedez, di Destra e di Sinistra, perché sono in grado di fare ciò che le istituzioni politiche non sono più in grado di fare: coinvolgere la società. 

Coinvolgimento attivo che permetta a ogni singolo utente di formulare una propria posizione su tematiche comuni, ma di fatto è un coinvolgimento del tutto inutile se puntando il sole l’attenzione si pone sul dito. Fa parte dell’autodistruzione, ciò che può avere un minimo di valore va distrutto. Il DDL Zan non è importante, non serve cercare di fare dell’informazione limpida su quelli che possono essere le ipotetiche peculiarità di un progetto di legge, non serve creare confronti che riescano a coinvolgere i giovani, storicamente distanti dalla politica. Ora è più importante sottolineare che Fedez non doveva pubblicare le telefonate, che la RAI può scegliere che messaggi far passare o no, che i comizi sulla Rai non vanno fatti, e che le cose più importanti sono altre.

C’è sempre chi sta messo peggio, e chi sta messo meglio è preferibile che non lo faccia sapere, o perlomeno che non si esponga.

A cura di Jhonathan Ruiz

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...