Come si studia la politica internazionale? Il “Krasnia Arkif”, la prima fonte archivistica della storia.

Di quali fonti abbiamo bisogno? 

Partiamo da un’osservazione: la maggior parte delle attività di politica internazionale si svolge in segreto. Questo, in realtà, vale per la maggior parte della vita degli esseri umani e, soprattutto, per quanto riguarda la politica internazionale che ha come soggetti principali gli Stati. La politica estera di ciascuno di essi è condizionata da diversi fatti come, ad esempio, interessi di tipo economico o le pressioni esercitate dall’opinione pubblica. 

Gli Stati si inter-relazionano tra loro svolgendo attività in segreto. Le informazioni che giungono ai cittadini sono spesso frutto di quello che, chi rappresenta lo Stato, ha interesse a portare a conoscenza dell’opinione pubblica attraverso gli apparati di comunicazione. 

Non si tratta di complottismo ma di un modus operandi con una ratio ben precisa. Quale?

Quando si affronta la politica estera dal punto di vista storico, la prima cosa da fare è andare a cercare all’interno degli archivi della Farnesina o del Dipartimento di Stato.

All’interno degli archivi è conservata tutta la documentazione che riguarda questioni legate, in particolare, alla politica estera di quel determinato paese. Questa documentazione si compone dei vari atti amministrativi che gli uffici preposti ad esaminare, discutere e negoziare una determinata questione compilano. Ad esempio, vi sono gli appunti o i telegrammi di un ambasciatore, il memorandum di un ufficio sulla questione Brexit, il verbale dell’incontro tra due ministri degli Esteri. Tutti questi documenti non sono accessibili ai cittadini e sono secretati per un determinato periodo di tempo. 

Tutti gli atti che questi uffici producono sono accessibili al ricercatore solo dopo 30 anni, 50 anni o, addirittura, 70 anni. Alcuni documenti sono andati persi e, poi, sono stati ritrovati dopo 100 anni. Questo, ovviamente, accade nei paesi che si ergono su di un sistema democratico come, ad esempio, l’Italia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Canada, la Francia, la Germania, l’Australia.

Questa esigenza di segretezza non solo attiene effettivamente alla politica estera, ma è anche lo strumento che serve a preservare le persone che svolgono queste attività e che, naturalmente, si ritrovano a gestire dati sensibili e situazioni delicate per le quali il loro nome e cognome deve rimanere celato per consentirgli di svolgere liberamente il proprio mestiere.

“Ho parlato con; ho incontrato la Cancelliera Merkel e mi è sembrata un po’ …”

si mantiene il segreto sia su questo tipo di informazioni, sia su chi le fornisce. 

Più in generale, la segretezza è quella che serve a mantenere i rapporti tra esseri umani e lo stesso vale per gli Stati. Senza la segretezza non vi sarebbero relazioni né tra esseri umani né tra Stati, sarebbe un conflitto continuo. 

Riflettete: la vostra individuale vita, in relazione ai vostri amici, è svolta parzialmente in segreto. Quando vi rivolgete ad un amico o un congiunto, siete sempre completamente sinceri? Dite sempre tutto ciò che pensate?

Chi studia la storia della politica internazionale si reca all’interno di quegli archivi e, attraverso la lettura dei verbali, cerca di capire come sono andate effettivamente le cose 50, 70, 100 anni fa e li utilizza per ricostruire la storia. 

La prima di queste fonti archivistiche è il “Krasnia Arkif”la rivista bolscevica pubblicata nel 1917. I bolscevichi, subito dopo la Rivoluzione d’ottobre, pubblicarono la documentazione che trovarono all’interno negli archivi del ministero degli Esteri zarista. 

La suddetta documentazione racchiudeva tutti i rapporti tra lo Zar, il suo ministro degli Esteri e le varie sedi periferiche come l’ambasciata a Londra o quella a Parigi. Inoltre, includeva la trascrizione di documentazioni di altri paesi che il gabinetto nero (il servizio spionistico dello Zar) era riuscito a decriptare per renderlo fruibile allo Zar. 

Questo tipo di corrispondenze sono solitamente crittografate con dei codici segreti, così come accade anche oggi. 

I bolscevichi, trovato questo “tesoro”, iniziarono a pubblicarlo con lo scopo di mettere in cattiva luce non solo lo Zar ma anche tutti coloro che sedevano ai vertici degli Stati che stavano combattendo la guerra. Attraverso la divulgazione di queste informazioni, gli Stati venivano screditati di fronte all’opinione pubblica e i bolscevichi potevano attirarla verso la Rivoluzione. Una vera e propria opera di propaganda per creare attrito tra le grandi potenze che ancora stavano combattendo la guerra. Non è un segreto che seminare zizzania è una delle arti della politica: rompere l’unità tra coloro che aspirano ad una solidarietà. 

Il caso più noto è il Patto di Londra, un trattato segretissimo che venne portato a conoscenza dell’opinione pubblica per la prima volta in questa pubblicazione fatta da bolscevichi. 

È facile immaginare che, dopo la lettura del “Krasnia Arkif”, gli sloveni e i croati non furono entusiasti di scoprire che gli italiani avrebbero occupato, alla fine della guerra, territori come Istria, Dalmazia, dove vi risiedeva un’alta percentuale di sloveni e slavi. Così, infatti, iniziarono gli attriti tra l’Italia e quei movimenti che, dopo la dissoluzione dell’Impero asburgico, aspiravano ad avere una porzione di terra per crearsi uno Stato. 

La fine della Prima guerra mondiale ha dato la spinta alla pubblicazione di questo tipo di documenti. A seguito di questo primo episodio, si è sviluppata una polemica circa quali fossero le effettive motivazioni che spinsero allo scoppio della Prima guerra mondiale. Il popolo voleva sapere. Nel Trattato di Versailles, il Trattato di pace che la Germania subì dopo la Prima guerra mondiale, vi era scritto che la colpa era dell’Imperatore tedesco, della Germania. In un articolo nel trattato, vi era puntualmente stabilito che l’Imperatore doveva essere messo sotto processo e condannato.

Di fronte a questa accusa, i tedeschi, portatori di un pesante bagaglio di riparazioni da pagare, cominciarono a pubblicare il materiale che avevano conservato in archivio con lo scopo di orientare l’opinione pubblica dimostrando agli studiosi che la responsabilità della guerra non poteva cadere solo su un solo uomo e su uno Stato, bensì era condivisa. Ognuno aveva la sua parte di responsabilità nello scoppio del conflitto, compiendo o omettendo di fare qualcosa.

Dopo i tedeschi, iniziarono a pubblicare documenti anche gli inglesi e i francesi. Si sviluppò tra gli Stati la prassi di nominare delle Commissioni di storici per prendere questo materiale dagli archivi, selezionarlo e pubblicarlo. È così che nacquero le raccolte di documenti diplomatici. 

Ovviamente, ci sono paesi che non permettono l’accesso agli archivi e nei quali la ricerca storica è impossibile, anche dopo 100 anni. All’intero di questi paesi, decenni dopo decenni, si ripete quello che all’epoca è stato detto: la versione ufficiale. Ad esempio, in Russia sono presenti limitazioni fortissime e, addirittura, esistono archivi mai toccati dall’epoca staliniana. Alcuni, invece, vengono comprati. 

L’Italia è tra i Paesi che applica la regola dei 30 anni. Poi, se non si riesce a consultare un documento, non è per una questione giuridica ma per i soliti problemi squisitamente italiani: mancanza di personale o “dove è il materiale?”. 

Cosa accade quando si vuole fare una ricerca in archivio, passati questi 30, 50 o 70 anni? Si presenta una domanda e il materiale finisce nelle mani di un funzionario che li decripta. Alcune volte il funzionario non li rende visionabili per questioni di segretezza; la maggior parte dei casi di questa eliminazione riguarda nomi di persone ancora viventi o le loro famiglie. 

Germania, Francia stessa cosa. Alcuni documenti sono online, altri in volumi e bisogna comprarli. Ci sono anche siti privati che mettono a disposizione documenti come, ad esempio, Wikileaks ma attenzione perché vengono resi fruibili solo dei pezzi estrapolati di cui non si conosce il contesto.

Ci sono paesi come la Cina che non permettono mai l’accesso e non vi è alcuna possibilità di fare ricerca archivistica. I materiali possono essere visionati solo da persone appositamente incaricate di scrivere un libro basato su quei documenti e le quali conclusioni devono essere condivise dal decisore politico. Una piccola censura per assicurarsi che il contenuto sia in linea con quello che il partito vuole veicolare al popolo.

Oggi sappiamo che è frequente la pubblicazione di documenti che dovrebbero essere segreti, esplicativo è l’esempio sopracitato di Wikileaks

Il motivo è quello di “rendere il mondo più trasparente”? Non è questo il luogo per giudicare, ma una cosa è certa, la storia non ci presenta esempi così illuminati. 

Vittoria Ferrone

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