Raccolta poco seria e non esaustiva di proteste all’italiana.

Roma, 6 aprile 2021, davanti Montecitorio si susseguono momenti di tensione tra manifestanti e polizia, culminati con un poliziotto ferito. Tra i manifestanti sono presenti commercianti, ristoratori, già riuniti sotto l’insegna #ioapro, che chiedono di poter riaprire in sicurezza e poter lavorare.
C’è una varia umanità, come varie sono le categorie messe in croce dalla crisi economica e sanitaria.
Tra di loro è comparso uno sciamano tricolore, omaggio chiarissimo allo sciamano di Q-Anon, in quel momento guardandolo in tv ho ripensato a tanti momenti in cui le proteste hanno toccato il grottesco, facendo passare in secondo piano la protesta stessa.
Da lì, ho pensato di fare una piccola raccolta iconografica poco seria e non esaustiva delle figure più pittoresche e caratteristiche che hanno calcato le piazze delle proteste italiane negli ultimi anni.

Lo sciamano di Montecitorio

Il primo di questa carrellata non poteva che essere Ermes, è questo il nome di battesimo che si cela dietro il manifestante emulatore dell’attivista di Q-Anon Jake Angeli. L’uomo, che di mestiere è un ristoratore, davanti alle telecamere ha spiegato il suo travestimento per tentare di dare una certa visibilità alla protesta, beh direi obiettivo pienamente centrato.
Però, qualche mascherina in queste occasioni non ci sarebbe dispiaciuto di vederle.

Er Pelliccia

Il teatro delle proteste è lo stesso dei giorni passati, Roma. Si parla però di un decennio fa, il giorno è il 15 ottobre 2011.
Tutto quel periodo fu reso abbastanza frizzante in tutto l’occidente dalle proteste degli “indignados”, movimenti spontanei di cittadini in rivolta contro lo strapotere della finanza e contro la subordinazione della politica alla stessa. La drammatica crisi economica è tutta carne al fuoco capace di esasperare la situazione.
A partire dalla Spagna si sollevarono dal maggio dello stesso anno una serie di imponenti manifestazioni con seguiti e repliche in tutto il mondo.
Le manifestazioni sono tutto sommato pacifiche, c’è un’eccezione: Roma.

Nella capitale nostrana nei cortei, si ebbero infiltrazioni tutt’altro che pacifiche, infatti i black block quel giorno misero a ferro e fuoco la città. Il bilancio di quel giorno è di 60 feriti e innumerevoli macchine date alle fiamme.
Di quel giorno probabilmente nessuno ricorda i numeri, le ragioni che portarono le persone in piazza, ma tutti ricordano lui, Fabrizio Filippi, ai più noto come “Er Pelliccia”.
Nel tumulto il giovane, all’epoca 24enne, fu immortalato nell’atto di lanciare un estintore contro la polizia e divenne il simbolo ed il capro espiatorio di quel giorno.
E pensare che al padre aveva detto di avere lezione quel giorno.

Cioè è l’emblema

“Minchia ma la banca è l’emblema della ricchezza

Se non do fuoco ad una banca sono un coglione.”

Siamo a Milano, è il 1 maggio 2015 e si sta aprendo l’Expo, l’esposizione universale con tema principale il cibo.
Dall’altra parte della città però questo momento non viene proprio visto benissimo, per usare un termine gentile.
Mentre il mondo ha gli occhi puntati sui padiglioni e sulle proposte lì presenti, nel centro di Milano si susseguono scene di guerriglia urbana e di terrore. Tutto era partito come una contestazione pacifica dal titolo No-Expo Mayday Parade, alcune frange violente capitanate dai black block prendono il controllo delle operazioni ed ecco fatta la frittata.
Nel marasma generale Enrico Fedocci, un giornalista di TgCom 24 ferma un contestatore per porgergli qualche domanda, i due minuti di intervista sono riassumibili in poche battute: “poche idee, ma confuse”.
Il ragazzo pare gasato da tutta la violenza attorno a lui “boh, io quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque, cioè, è una protesta e ci sta”, il ragazzo pare giustificare le violenze con toni confusionari. Potremmo definirlo un fan della distruzione fine a se stessa, lungo l’intervista in mezzo a tutti i “boh” ed i “cioè” si passa da toni confusionari a toni semplicemente contraddittori, si passa da un

Eh ma fra i politici e  le persone comuni c’è troppa differenza, è giusto spaccare tutto

Ah ma io ero nel mezzo, non è che ho spaccato qualcosa

La frase ad aver reso famoso il manifestante è però quella riportata di sopra ad inizio paragrafo, 

“Minchia ma la banca è l’emblema della ricchezza

Se non do fuoco ad una banca sono un coglione.”

Queste parole hanno portato per qualche giorno Mattia Sangermano ad essere sulla cresta dell’onda e su tutte le bacheche dei social networks, con annessi fotomontaggi, ma l’opinione pubblica si scagliò fortemente contro queste parole, definendole inadeguate e sbagliate, e portando addirittura il padre del ragazzo a doversene dissocciare pubblicamente.

I Forconi

In questa rubrica non poteva mancare il Movimento dei Forconi (divenuto poi Movimento 9 dicembre), che animò il paese tra il 2011 ed il 2013, negli anni più bui della crisi economica e politica italiana.
Il movimento si definì sempre come apartitico, ma casualmente i leader di questo movimento (ora sono quasi tutti incriminati per spaccio di droga n.d.r.) erano presenti in massa ai congressi di Forza Nuova.
La loro breve storia ha inizio in una rotonda di Cosenza, il 25 gennaio 2012. Un commerciante, Roberto Corsi, si lascia crocifiggere avvolto nel tricolore italiano mentre di fianco un suo sodale legge l’atto che diede inizio al movimento dei forconi:

Solo il popolo è sovrano, nè destra nè sinistra, ma solo democrazia diretta. Sosteneteci in questa lotta, la nostra lotta è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio.” 

Le richieste sono generiche, confusionarie: la classica contrapposizione tra “cittadini onesti” e politici corrotti, questa contrapposizione fungeva da base per le altre proteste anti-tasse e anti-stato che caratterizzavano questo movimento.

Nella loro breve storia i Forconi misero in atto alcuni momenti di protesta in grado di riuscire a far sentire la propria voce, bloccando le arterie stradali del paese, basti pensare ai giorni di gennaio 2012 con tutti i caselli autostradali bloccati e la benzina che sfiorava i due euro al litro.
Il momento topico sarebbe dovuto avvenire da lì a qualche mese, con l’arrivo a Roma e l’arresto di esponenti parlamentari, evento che non avvenne mai a causa di dissidi interni.
Il colpo di coda del movimento fu un altro, il tentativo di arrestare l’ex deputato forzista Osvaldo Napoli davanti Montecitorio, il tutto generato in una zuffa al limite del tragicomico con il politico incredulo.
Il movimento era tutto fuorché un movimento organizzato ed unitario, sotto la stessa insegna erano presenti associazioni di ogni genere, che andarono ricostituendosi non appena chiusa questa esperienza.

Menomale che Silvio c’è

Primo agosto 2013, la parabola del Berlusconismo imperante in Italia è in avvolta in una spirale di declino da alcuni anni, è in questo clima che si arriva alla sentenza Mediaset, la quale condanna Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusioni.
I sostenitori del cavaliere si radunano sotto Palazzo Grazioli per mostrare tutto il loro sostegno, “Io non mollo”, le parole di Berlusconi.
Nella piazza risuona l’inno del partito del signor B., il Popolo delle Libertà, e viene cantato con forza dalle persone presenti, soprattutto da una signora (qui sotto in fotografia), la quale viene sorpresa a cantare la strofa, “Presidente siamo con te /Menomale che Silvio c’è”, con un pathos fuori dal normale, tanto da mettere quasi in imbarazzo il marito ( riconoscibile dietro la signora, con il cappellino), il quale inizia a guardare il vuoto per far finta di essere in altra compagnia.

Pappalardo, l’onnipresente 

Menzione speciale per un grande intenditore di proteste popolari e personaggio molto pittoresco, il generale Antonio Pappalardo. 

Prima di diventare il personaggio che oggi tutti conosciamo, Pappalardo vanta una carriera di tutto rispetto nell’arma dei Carabinieri, diventerà poi parlamentare con il PSDI e sottosegretario nel governo Ciampi, per ben due settimane prima di essere rimosso dall’incarico.

Dopo il passato nei Carabinieri Pappalardo decide di prendere la strada della protesta in piazza contro qualunque governo al potere, le parole d’ordine delle  rivolte da lui capitanate sono le stesse: ridare potere al popolo sovrano e ritorno alla lira, nel 2017 si rese famoso per essersi presentato al Quirinale per consegnare al Presidente della Repubblica, un mandato d’arresto, in quanto considerato usurpatore della patria.
Nel 2011 invece è alla regia di quella che viene ricordata come “la rivolta dei tir”, che paralizzò le autostrade italiane per alcuni giorni.

Queste proteste in piazza sono accompagnate da frequenti candidature alle elezioni, con scarsi risultati, tolta l’elezione a parlamentare nel 1992.
L’ultima protesta, in ordine cronologico, di cui il generale si è reso protagonista è la protesta dei gilet arancioni, prendendo spunto dai gilet gialli francesi.
I gilet arancioni sono diventati particolarmente famosi nel 2020, quando in piena emergenza coronavirus hanno riempito le piazze d’Italia, per chiedere di chiudere la fase emergenziale.
Il movimento spesso è stato visto come molto vicino alle posizioni dei no-vax, posizioni che con il sopraggiungere della pandemia hanno virato verso il negazionismo, nei discorsi di Pappalardo le vittime vengono ridotte a “poche decine” e le mascherine invece un simbolo del complotto internazionale ordito dai potenti della terra per qualche oscuro scopo.

Vaffa-day aka le origini del grillismo

La carrellata va chiudendosi con un ricordo del Vaffa-Day, tenutosi a Bologna ed in contemporanea in tante piazze italiane l’8 settembre 2007.
Checché si voglia dire e pensare sul Movimento 5 Stelle oggi è indubbio il carattere pittoresco delle prime proteste del guru del primo partito d’Italia (qui sopra mentre attraversa Piazza Maggiore a bordo di un gommone).
L’iniziativa si presentò subito come una prosecuzione dell’iniziativa Parlamento Pulito, sempre ad opera di Grillo del 2005, e nel nome indica chiaramente due dei riferimenti più importanti, il D-day ed il film “V per Vendetta”, molto di moda in quegli anni.
Le iniziative del comico genovese sono tutte iniziative volte a spazzare via una classe dirigente corrotta e coinvolta in mali affari.

Il V-day, e tutte le iniziative di Grillo di quegli anni andranno a segnare uno spartiacque tra il prima ed il dopo, infatti questa manifestazione fu una delle prime a sfruttare internet come principale mezzo di diffusione, mentre la stampa tradizionale prese sotto gamba l’iniziativa e dovette ricredersi alla visione delle piazze piene, Fassino ante litteram.

Di Giuseppe Sassano

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