Lula crescente

È dell’8 marzo la notizia che un giudice della Corte suprema brasiliana ha annullato tutte le condanne inflitte all’ex Presidente Luiz Inacio Lula da Silva dal pool di magistrati di Curitiba titolari dell’inchiesta Lava Jato, la Tangentopoli brasiliana. 

Lula torna quindi eleggibile per le presidenziali del 2022. Com’è stata accolta la notizia nel mondo?

Partiamo dai quotidiani nostrani.  Il Corriere della Sera evidenzia subito le reazioni dei due schieramenti opposti: sostenitori e detrattori. Il popolo di Lula – ossia l’ampio fronte di sinistra che va dalla borghesia illuminata di San Paolo alle favelas di Rio, passando dalle campagne dei “sim terra” – ha festeggiato il ritorno del loro paladino. La destra di Bolsonaro – grandi imprenditori, latifondisti e ultraconservatori – ha accusato l’alta corte del Brasile di aver regalato l’impunità all’ex leader.

L’Internazionale riporta un’intervista di Lula rilasciata il 5 Marzo al quotidiano spagnolo Pais, dove il leader si dice “molto ottimista e fiducioso che presto il Pt potrà tornare al potere” 
Continuando, si fanno previsioni verso il voto del 2022: “Secondo un’inchiesta recente pubblicata dal giornale Estado de S.Paulo e condotta dall’istituto Ipec, il 50 per cento dei brasiliani oggi voterebbe per Lula, contro il 28 per cento che darebbe il suo sostegno a Bolsonaro e il 32 per cento all’ex giudice Moro”.

In Francia, Le Figaro punta sul sensazionalismo: “Questa decisione ha avuto l’effetto di una bomba, spingendo l’icona della sinistra brasiliana di nuovo nell’arena politica, in un Brasile più polarizzato che mai dopo due anni in carica del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.”.

In Inghilterra, The Indipendent approfondisce la natura giuridica della sentenza: 
“Lunedì il giudice della Corte suprema Luiz Edson Fachin ha annullato le condanne per motivi procedurali, sostenendo che i casi erano stati giudicati nella giurisdizione sbagliata. Ciò significa che la sentenza potrebbe non influire su numerose altre condanne di potenti uomini d’affari e politici spazzate via dalle tentacolari indagini di “Lava Jato” incentrate sul gigante petrolifero statale Petrobras. Ha detto che il caso dovrebbe essere ripresentato nella capitale, anche se l’ex procuratore Deltan Dallagnol ha suggerito su Twitter che potrebbe essere troppo tardi perché il termine di prescrizione per il perseguimento dell’ex leader di 75 anni potrebbe essere scaduto.
Il governo può appellarsi alla sentenza di Fachin in piena corte e da Silva deve ancora affrontare altre azioni penali a Brasilia e San Paolo, sebbene queste siano lontane da qualsiasi decisione finale”.

In Germania, Die Zeit non dimentica di citare le motivazioni che avevano portato alla condanna in primo grado: “Lula è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011 e respinge tutte le accuse in quanto motivate politicamente. In un caso, ha scontato una pena detentiva pluriennale nell’aprile 2018 , ma è stato rilasciato nel novembre 2019. Al momento del suo arresto, era in testa alle urne in vista delle elezioni presidenziali di quell’anno. I suoi avvocati avevano chiesto il suo rilascio a seguito di una sentenza della Corte Suprema secondo cui i condannati non possono essere detenuti fino a quando tutti i rimedi legali non saranno stati esauriti. Un verdetto riguardava il presunto acquisto di un appartamento sulla spiaggia, mentre l’altro riguardava la sua presunta proprietà di un ranch fuori San Paolo. Lula ha negato la proprietà. Lula ha ricevuto una condanna a dodici anni e sette mesi di reclusione per l’accusa di essere stato corrotto dalla società di costruzioni OAS con l’appartamento di circa un milione di dollari.

Concludendo, osserviamo come il New York Times descrive un profilo dettagliato del giudice Moro: “Il signor Moro, un giudice di carriera di 48 anni, è diventato la figura più visibile nella repressione, che molti brasiliani hanno sostenuto con ardore inizialmente, vedendolo un mezzo per affrontare la cultura endemica della corruzione del paese. Ma la stella del signor Moro si è attenuata negli ultimi anni quando le sue motivazioni e la sua etica sono state messe in discussione. Molti hanno visto la sua decisione di entrare a far parte del gabinetto del signor Bolsonaro – con il quale ha avuto un litigio lo scorso aprile – minando l’integrità del suo lavoro di giudice. La difesa del signor da Silva ha avuto un notevole incremento nel giugno 2019 quando Intercept Brasil, un sito di notizie online, ha pubblicato messaggi trapelati scambiati tra i pubblici ministeri e il signor Moro. I messaggi mostravano che il signor Moro dava consigli ai pubblici ministeri e guida strategica, in violazione delle regole di condotta dei giudici brasiliani. Il signor Moro ha rifiutato di commentare gli avvenimenti di lunedì sera“.

Foto: ALVORADAFM

Giuseppe Staniscia

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