Cap. II: I servizi segreti italiani oggi e l’analisi della riforma apportata dal Dpcm del 30 luglio 2020

Nel capitolo precedente abbiamo visto come con la Legge 801/77 vi sia stata una riforma del sistema dei servizi segreti italiani inclusiva della legittimità popolare attraverso i lavori del COPACO. La struttura dell’intelligence delineata nel 1977 verrà mantenuta per trent’anni fino a quando il 3 agosto del 2007 viene approvata dal Parlamento all’unanimità la Legge 124 che rinnova l’intero apparato dell’intelligence italiana.

Prima di descrivere la modifica del sistema, però, è doveroso fare un breve inquadramento storico per comprendere meglio il motivo della sua attuazione.

È possibile individuare tre circostanze che hanno condizionato la correzione della struttura e della metodologia del lavoro dei Servizi Segreti

  1. Nel 1991 l’Unione Sovietica si dissolve, viene meno il mondo che per più di trent’anni si era retto su un equilibrio bipolare e si crea un sistema di relazioni internazionali multipolare, guidato dalla potenza statunitense.
  2.  Nel 2001 l’attacco alle Torri gemelle cambia radicalmente e per sempre le relazioni internazionali, l’approccio lavorativo dell’intelligence, gli equilibri internazionali e soprattutto da inizio a numerose guerre portate avanti per sconfiggere un nemico comune: l’Islam estremista e terrorista.
  3.  Nel decennio precedente a questo si sviluppano forme di tecnologia di altissimo livello che vengono impiegate nelle guerre e vengono creati i social network: si ha perciò una nuova forma di dominio, quello cibernetico, che si basa sul controllo dei big data. Hanno inizio le cyber wars, le guerre elettromagnetiche e la corsa alla militarizzazione del dominio extraterrestre, con il lancio in orbita dei satelliti per monitorare gli Stati dall’alto. Nasce così un nuovo campo di indagine, raccolta e analisi delle informazioni al quale tutte le agenzie di intelligence mondiali devono adeguarsi: la cyber security.

Nel 2007 il SISMI e il SISDE, controllati e sottoposti rispettivamente al Ministero della Difesa e al Ministero dell’Interno, ed il CENSIS, organo di coordinamento tra i due che dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, vengono smantellati. Sono così istituite due nuove agenzie: l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (con funzioni anche di controspionaggio interno), che sostituisce il SISDE, e l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (con funzioni anche di controspionaggio esterno) che sostituisce il SISMI. Queste due agenzie non sono più dipendenti dai due Ministri sopra citati ma sono direttamente controllati e coordinati dal Presidente del Consiglio attraverso un nuovo organo, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza

In parole povere, che comporta tutto ciò?

Il sistema precedente al 2007 era frammentato e le responsabilità ricadevano su istituzioni differenti. Ora la struttura è accentrata in un unico dipartimento, il DIS, il quale si trova sotto la vigilanza di un’unica istituzione, ossia il Presidente del Consiglio dei ministri quale responsabile generale della politica, della sicurezza e dell’informazione. Si ha una convergenza di poteri funzionale al miglior coordinamento delle operazioni e delle attività di intelligence lasciando però, allo stesso tempo, discrezionalità alle due nuove agenzie nell’operare nei propri campi lavorativi di sicurezza interna ed esterna.

La Presidenza del Consiglio dei ministri viene coadiuvata dal Comitato interministeriale della Presidenza della Repubblica che è «un organismo di consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e le finalità generali della politica dell’informazione per la sicurezza». Più in generale, si occupa delle risorse finanziarie e dei bilanci di DIS, AISE e AISI e comunica con le agenzie per richiedere le informazioni necessarie ai vari Ministeri per svolgere il proprio lavoro.

Anche il COPACO viene rinnovato e sostituito dal Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica al quale vengono attribuiti dei poteri molto più incisivi e autorevoli rispetto ai precedenti. Il COPASIR può infatti sciogliere il Segreto di Stato posto dal Presidente del Consiglio qualora lo ritenga necessario così da vigilare sulle questioni di più rilevante importanza e indire una seduta segreta nella quale può richiedere anche accesso ai documenti prima inaccessibili al Parlamento perché top secret. Con questa novità non solo si rafforzano le funzioni di controllo parlamentare, e quindi di legittimità, ma viene anche a crearsi la possibilità di svolgere delle inchieste interne, attraverso l’Ufficio Ispettivo, per verificare la correttezza delle attività svolte nelle agenzie secondo le direttive e le normative interne.

Un’altra importante innovazione riguarda le garanzie funzionali degli agenti segreti nel compimento delle loro funzioni. Gli agenti, infatti, a volte sono costretti a compiere degli atti, per tutelare l’interesse e la sicurezza nazionale che sono contra legem. Per questo motivo all’art. 17 della Legge 124 è stato disposto: «Fermo quanto disposto dall’articolo 51 del Codice penale, non è punibile il personale dei servizi di informazione per la sicurezza che ponga in essere condotte previste dalla legge come reato, legittimamente autorizzate di volta in volta in quanto indispensabili alle finalità istituzionali di tali servizi…»

Ma di nuovo, cosa vuol dire tutto ciò?

Il Presidente del Consiglio diventa colui che, ogni qualvolta sia necessario per una specifica operazione, rilascia un’autorizzazione al DIS per fare in modo che gli agenti dell’AISE e dell’AISI mettano in atto delle condotte previste dalla legge come reato per perseguire i fini di un’operazione d’intelligence. La richiesta dell’autorizzazione è presentata dal direttore del DIS e la verifica della responsabilità politica del Presidente del Consiglio è affidata al Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma, ponendo in essere anche un controllo esterno di tipo giudiziario.

Durante il periodo di pandemia il Governo ha emanato numerosi DPCM, tra questi il 30 luglio 2020 ne è stato emanato uno nel quale, tra le disposizioni per gestire l’emergenza COVID-19, è stata inserita una norma che apporta delle modifiche alla nomina del Direttore del DIS.

Per capire meglio soprattutto le polemiche che sono seguite alla pubblicazione del decreto bisogna prima spiegare come è disciplinata la nomina dei Direttori del DIS, AISE e AISI all’interno della norma del 2007: tutti e tre i direttori vengono nominati dal Presidente del Consiglio, sentito il CISR, e «l’incarico ha comunque la durata massima di quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta». Si deduce perciò che i direttori delle agenzie e del dipartimento possono essere eletti per un mandato di 4 anni e poi riconfermati solo per un altro mandato di 4 anni con un termine massimo complessivo di 8 anni.

Nel DPCM del 30 luglio 2020 la parte delle nomine viene così modificata: «…la cui nomina e revoca spettano in via esclusiva al Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CISR.  L’incarico ha comunque la durata massima di quattro anni ed è rinnovabile con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni». Dall’analisi di questo breve estratto si può capire che, una volta che si è concluso il mandato di 4 anni, il direttore (che sia AISE, AISI o DIS) dell’organo può vedere rinnovato il suo incarico per un periodo di tempo uguale ad altri 4 anni. Il cambiamento è nel passaggio “con successivi provvedimenti per una durata complessiva”, che sancisce che il rinnovo del mandato non si decreterà con un singolo atto ma con più atti di varia durata. La somma dell’arco di tempo dell’incarico deliberato dai provvedimenti non deve superare i 4 anni. Sostanzialmente questa modifica permette di estendere l’incarico del direttore per un periodo di tempo utile e necessario per portare a termine determinate attività, consentendo al Presidente del Consiglio di estendere, se necessario, il mandato di soli 4 mesi (periodo ipotetico), per esempio, e non di 4 anni come prevedeva la norma del 2007. Questa lettura della norma inoltre è stata anche confermata dalle dichiarazioni fatte da Palazzo Chigi nei giorni seguenti alla nascita delle polemiche.

Sostanzialmente, perciò, non si ha un grave cambiamento della legge in senso negativo, come molti hanno asserito leggendo queste modifiche; piuttosto vi è un’innovazione, in quanto conferisce flessibilità di mandato al direttore delle agenzie per permettere la continuità delle operazioni. Questa nuova norma è stata evidentemente adottata proprio per la situazione di emergenza nella quale ci troviamo. Per consentire la linearità delle mansioni nel periodo di pandemia, si è ritenuto giusto che le varie attività potessero essere portate avanti dalla stessa persona. Inoltre, dato che non si ha la certezza esatta sulla data di fine della crisi sanitaria, e quindi economica e sociale, si è cercato di adeguare la normativa permettendo che le nomine seguissero una strategia simile a quella del rinnovo dello stato di emergenza, cioè a piccoli step.

La seconda polemica che si è creata è quella intorno al metodo utilizzato per apportare queste modifiche e cioè il DPCM. Molti hanno ritenuto che sia stata una mossa scorretta inserire una modifica così importante in un documento riguardante l’emergenza sanitaria. Nonostante la rettifica sia stata inserita in un contesto in cui la visibilità della stessa sarebbe stata eclissata dalle altre disposizioni, si tratta comunque di un provvedimento riguardante il continuum della gestione dell’emergenza sotto il punto di vista dell’intelligence e quindi della protezione degli interessi dello Stato. 

Concludendo, il quadro normativo italiano dell’attività dei servizi segreti è in realtà carente e quasi incoerente con le reali attività delle agenzie di informazione e sicurezza italiane. Nel Codice penale, infatti, si fa esplicito riferimento all’attività di intelligence solo negli art. 258, che disciplina lo spionaggio politico e militare come reato, e nell’art. 256 che punisce il procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato. 

In un contesto delicato come quello attuale, nel quale la vita dei cittadini è regolata da decreti di volta in volta cambiati a seconda delle circostanze, bisogna avere una capacità oggettiva di analisi delle norme e saper individuare le vere ragioni di tali modifiche.

Vi aspettiamo con il terzo appuntamento della rubrica con il racconto delle operazioni durante la guerra mondiale che hanno cambiato per sempre il modo di fare intelligence.

Noemi Brancazi

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