Cap. I: L’Intelligence nell’antichità e la genesi dei Servizi Segreti italiani.

Il coronavirus influenza ormai ogni aspetto della gestione dello Stato, incidendo su economia, sanità, educazione, sviluppo e la vita quotidiana dei singoli cittadini. L’utilizzo dei DPCM ha toccato persino il settore dell’intelligence. Come? Prima di analizzare la situazione odierna e cercare di fare luce sulle polemiche degli ultimi mesi, è necessario un breve e excursus storico. Di seguito il primo capitolo di una raccolta di articoli dedicati all’Intelligence e ai Servizi Segreti.

Cosa si intende per attività di intelligence?

E’ possibile definirla come la raccolta e l’analisi di informazioni funzionali ai fini del processo decisionale dell’Esecutivo, principalmente in materia di sicurezza e difesa nazionale, che spesso non possono essere reperite in altro modo. Questa definizione è stata coniata in Italia negli anni ’70 a seguito dei numerosi attacchi terroristici subiti.

In realtà, l’attività di intelligence risale a molti secoli prima.  

Già nell’antica Roma esistevano due figure che indossavano le vesti di agente segreto: i ‘frumentarii’ e gli ‘exploratores’. I frumentarii erano formalmente degli addetti al trasporto e all’approvvigionamento di grano delle legioni in guerra che, de facto, ricoprivano il ruolo di corrieri e informatori dell’Imperatore. Questi funzionari dell’Imperatore erano delle risorse preziosissime in quanto nessuno sospettava che, mentre svolgevano il loro lavoro, in realtà raccoglievano informazioni dai contadini, soldati e servitori per tutto l’Impero. La seconda figura, ben più nota e presente anche all’interno di diversi film storici, è quella degli ‘exploratores’ ossia gruppi di soldati che andavano in avanscoperta per monitorare il territorio nemico e fornire informazioni riguardanti il numero di soldati nemici, la formazione militare, le armi e gli approvvigionamenti. Possiamo affermare che i frumentarii erano gli addetti alla sicurezza interna, mentre gli exploratores si occupavano della sicurezza esterna. 

I Servizi Segreti nell’Antica Roma

È con Diocleziano che tra il III ed il IV secolo d.C. vengono create le figure degli ‘agentes in rebus’, educati ed addestrati nelle schola: una vera e propria milizia di agenti segreti che venivano distribuiti su tutto il territorio con il compito di monitorare le amministrazioni, compresi i Governatori e la società tutta.

Avvicinandoci sempre più al nostro secolo, una figura rilevante nello scenario della sicurezza nazionale è Francis Walsingham, il principale consigliere della Regina Elisabetta I e divenuto poi Segretario di Stato (figura paragonabile al Ministro degli Affari Esteri italiano) e passato alla storia come lo ‘spymaster’, lo specialista dello spionaggio. Perché lo ricordiamo? Walsingham è stato colui che ha definito la politica interna ed estera del periodo della Golden Age e colui che ha tessuto una fitta rete di spie ed informatori sparsi per tutto il continente europeo, arrivando persino nell’Impero Ottomano. Da bravo agente ha sempre agito senza far trapelare il prestigio e la grande importanza dei suoi incarichi, riuscendo al meglio ad ingannare il nemico. Questa sua dote innata di saper gestire, sempre un passo indietro alla Regina, la politica di un Paese così importante come il Regno Unito, è testimoniata dalle sue due più grandi operazioni di intelligence: l’intercettamento e controllo quotidiano dello scambio epistolare che Mary Stuart intratteneva con i suoi seguaci al fine di organizzare i complotti contro la cugina Elizabeth I e la scoperta della costruzione nei porti spagnoli della celebre Invincibile Armada; scoperta che ha permesso a sua volta agli inglesi di costruire una flotta avanzata tecnologicamente e di pianificare dei raid a Cadice, condotti dal pirata inglese Fancis Drake e volti a distruggere uno dei porti più importanti del Regno di Spagna.

Francis Walsingham via britishheritage.com

E’ evidente come anche prima della nascita degli Stati-sovrani, i servizi segreti hanno giocato un ruolo fondamentale nella difesa degli interessi nazionali sia per quanto riguarda la stabilità dei governi sia per la tutela del popolo stesso. Non possiamo poi non citare, tornando all’antichità, il filosofo e generale cinese del 500 a.C Sun Tzu autore di “L’arte della guerra”, il più rilevante trattato di strategia militare adoperato ancora oggi come punto di riferimento quando si parla di tattica militare, strategia e spionaggio.

Ogni forma di governo, locale o statale, ha avuto sempre a disposizione rappresentanti dediti alla raccolta e all’elaborazione delle informazioni. E l’Italia? 

L’Italia negli ultimi 150 anni ha avuto molti servizi di informazione. Dopo l’unificazione, Vittorio Emanuele II di Savoia si era dotato di più servizi contemporaneamente, facenti tutti capo al Ministero degli Interni, all’Esercito e ai Carabinieri. Il Paese era ancora frammentato sia dal punto di vista territoriale che organizzativo, vi erano molti tumulti e non pochi dissensi nei confronti del neonato Stato. Il primo organo italiano di polizia informativa è stato l’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito istituito nel 1863 che ha svolto il ruolo fondamentale di impedire l’infiltrazione di agenti dell’Evidenzbureau austriaco e del Deuxième Bureau francese

Vittorio Emanuele II di Savoia

Nel 1889 il Governo italiano ha definito per la prima volta il ‘reato di Spionaggio nei confronti di potenze straniere’. L’Italia aveva appena aderito alla Triplice Alleanza quando ha iniziato a ‘spiare’ la Francia che aveva dotato il suo esercito di un nuovo fucile da guerra all’avanguardia. Ci si rende ben presto conto che l’attività di intelligence ha bisogno di espandersi anche nelle colonie e che necessita soprattutto della creazione di una rete di informatori che viaggi in tutto il mondo reperendo informazioni.

I primi anni del 1900 sono stati pregni di cambiamenti su tutti i fronti: economico, culturale, ideologico ed è proprio in questo momento che si sviluppa e si consolida il modello di organizzazione dell’intelligence italiana detto “a doppio binario”, con la creazione dell’Ufficio Riservato al Ministero dell’Interno, militare per la sicurezza esterna e civile per quella interna. Durante i primi vent’anni gli uffici d’informazione cambiano spesso denominazione, l’ufficio alle dipendenze del Ministero dell’Interno viene smantellato e nel periodo della Grande Guerra le agenzie militari si moltiplicano per rendere più efficiente il lavoro di crittografia e di raccolta di informazioni per smascherare i disertori e le associazioni che li sostengono.

 Alla fine della Prima guerra mondiale viene creata la Divisione Affari Generali e Riservati (DAGR) dotata di una Sezione per l’ordine pubblico e una Divisione stranieri; i servizi segreti italiani iniziano in questo momento a perfezionarsi. Affianco alla DAGR viene costituito nel 1927 il Servizio di Informazioni Militare (SIM) con compiti di ricerca informativa e di controspionaggio, il Servizio Informazioni dell’Aeronautica ed il Servizio Informazioni Segrete della Marina. Per circa vent’anni questa struttura è rimasta invariata fino a quando nel 1944 il DAGR è stato sostituito con il Servizio Informazioni Speciali. Nel 1948, con la nascita della Repubblica italiana e l’inizio della guerra fredda, i servizi segreti subiscono un grande cambiamento.

 Dal punto di vista di intelligence interna viene istituito l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, riprendendo una suddivisione dell’Intelligence dell’inizio nel 1900. Questo denota la fine dell’articolazione prettamente militare delle strutture di intelligence che va di pari passo con la fine della guerra e al ritorno graduale di una situazione di pace relativamente stabile. Viene costituito un unico servizio di intelligence militare sotto il comando del Capo di Stato Maggiore della Difesa che sostituisce le molte sezioni e divisioni militari preesistenti: il Servizio Informazioni Forze Armate, denominato successivamente Servizio Informazioni Difesa nel 1965. Quest’ultimo è supportato da diversi uffici di Sezioni Informazioni Operative e Situazione dislocati per ogni Forza Armata. La rete di uffici così organizzata è stata creata per assicurare un controllo del territorio durante un periodo di destabilizzazione e soprattutto per fornire un appoggio informativo agli Stati Uniti, conseguentemente dell’entrata dell’Italia nella NATO

La trasformazione radicale e sostanziale dei servizi segreti si ha però nel 1977 quando con la Legge n. 801 si racchiudono tutti gli uffici di intelligence militari nel Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI) dipendente dal Ministero della Difesa e tutti gli uffici di intelligence civile nel Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, dipendente dal Ministero dell’Interno.

La novità? La direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza vengono affidate al Presidente del Consiglio dei ministri. Il Capo del Governo controlla i due organismi attraverso il Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza e concentra nelle sue mani il potere informativo per prendere decisioni esecutive necessarie ad affrontare gli anni di piombo, tutti gli attacchi terroristici delle organizzazioni estremiste, l’egemonia della mafia e il delicato equilibrio internazionale del mondo bipolare.

Con la Legge 801/77 si formava anche il COPACO il Comitato Parlamentare di Controllo costituito da quattro deputati e quattro senatori, nominati dai Presidenti dei due rami del Parlamento, il quale esercitava il controllo sull’applicazione dei principi stabiliti dalla legge stessa. Il Comitato poteva chiedere al Presidente del Consiglio informazioni riguardanti la struttura e i lavori dei Servizi Segreti,  non aveva però alcun potere autoritativo di acquisizione documentale o di ispezione e verifica diretta; l’unico potere veniva esercitato dal Comitato quando il Presidente del Consiglio opponeva il Segreto di Stato al dovere informativo nei confronti dell’organo e il Comitato, ritenendo questa opposizione infondata, ne riferiva alle Camere per valutarne le conseguenze.

Per la prima volta nel 1977 si ha un controllo Parlamentare sui lavori di intelligence attribuendo quindi una forma di riconoscimento legittimo a queste agenzie e alla loro funzione di vitale importanza per lo Stato. 

E oggi? Ne parleremo presto con Mercurio.blog nel prossimo Capitolo dedicato all’intelligence italiana.

In copertina la nuova sede unitaria dell’intelligence, nel quartiere dell’Esquilino via sicurezzanazionale.gov.it che citiamo, tra le altre, anche come preziosa fonte consultata durante il lavoro di ricerca svolto.

Noemi Brancazi

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