USA: come viene eletto il presidente degli Stati Uniti?

Le elezioni americane sono un evento di risonanza mondiale che vede protagonisti alcune delle personalità politiche più influenti del mondo. Comprenderne i meccanismi può rivelarsi utile ed interessante.

La Costituzione varata dai ‘Padri fondatori’ durante la Convenzione di Filadelfia del 1787, successivamente integrata dai ventisette emendamenti e dalla giurisprudenza elaborata dalla Corte Suprema nel corso dei secoli, delinea una Repubblica Presidenziale Federale all’interno della quale emergono due principali centri di potere: il Congresso (Camera e Senato), titolare del potere legislativo (art. I) e il Presidente, titolare del potere esecutivo (art. II).

I meccanismi elettorali prevedono che ogni due anni si svolgano le elezioni per il rinnovo della Camera e di un 1/3 del Senato e che ogni quattro anni si voti per l’elezione del Presidente

I costituzionalisti hanno concepito tale alternanza con lo scopo di evitare che il medesimo colore politico domini contemporaneamente l’esecutivo ed il legislativo, seguendo l’ambizione di equilibrio e frammentazione dei poteri delineata dal meccanismo di “checks and balances” posto alla base della Forma di Governo degli Stati Uniti. 

Per agevolare la comprensione delle elezioni presidenziali, possiamo dividere il procedimento in tre fasi: elezioni primarie, election day e voto degli elettori presidenziali al collegio elettorale.

  1. ELEZIONI PRIMARIE

Le elezioni primarie non sono disciplinate a livello costituzionale ma si svolgono consuetudinariamente a partire dalla campagna elettorale del 1972. Iniziano generalmente tra il mese di gennaio e gli inizi di febbraio, con il famoso caucus dello Stato dell’Iowa, e durano circa 5 mesi. Quindi, non si tratta di un singolo evento ma di un susseguirsi di più step. 

Attraverso le elezioni primarie ed i caucus vengono designati i delegati, una sorta di rappresentanti  che, successivamente, si riuniranno durante la Convention nazionale del rispettivo partito per scegliere ufficialmente quale sarà il candidato (democratico o repubblicano) alla Presidenza.

Qual è la differenza? 

caucus sono assemblee interamente organizzate dai rispettivi partiti, mentre le elezioni primarie sono, appunto, delle elezioni disciplinate dalle leggi Statali attraverso le quali i cittadini eleggono i delegati che li rappresenteranno alla Convention nazionale di partito. Oggi, più dei due terzi degli Stati ricorre al metodo delle elezioni primarie.

Cos’è la Convention nazionale di partito?

Si tratta sostanzialmente di una grande riunione nella quale i delegati, i Super-delegati (personalità scelte dai vertici di partito tra parlamentari, governatori e figure di rilievo) votano per scegliere quale sarà il candidato alla Presidenza e colui che, in caso di vittoria, sarà il suo Vicepresidente. Questa coppia di nomi forma il cosiddetto ‘ticket’ presidenziale di partito.

(Caucus/elezioni primarie + delegati + Convention finale = Ticket presidenziale di partito).

Il Presidente uscente ed il suo Vicepresidente, se non hanno già completato i due mandati consecutivi (limite del numero di volte in cui un Presidente può essere rieletto), sono automaticamente ammessi alla votazione. In tal caso, la nomina del candidato durante la Convention nazionale di partito è del tutto formale, così come avvenuto per la nomina di Donald Trump durante il primo giorno della Convention repubblicana il 25 agosto 2020.

2) ELECTION DAY

L’elezione del Presidente degli Stati Uniti è formalmente un’elezione di secondo grado ma de facto opera come un’elezione diretta. Questo perché i cittadini non votano direttamente per il candidato al ruolo di Presidente ma per gli elettori presidenziali (presidential electors) che lo sostengono e che rappresenteranno successivamente i cittadini all’interno del collegio elettorale

Più precisamente, il martedì successivo al primo lunedì di novembre, ciascun cittadino vota per un candidato o per tutti quelli collegati ad un partito. In realtà, scegliendo un elettore presidenziale piuttosto che un altro, il cittadino vota per il candidato Presidente che l’elettore (o il partito) appoggia. Gli elettori presidenziali non sono giuridicamente vincolati a votare per il candidato che hanno pubblicamente appoggiato ma lo sono politicamente. Infatti, i casi di elettori infedeli (faithless electors) sono rari.

Il numero totale di elettori presidenziali è 538, cifra conteggiata in base alla quota di voti totali del Congresso degli Stati Uniti: 435 rappresentanti, 100 senatori e 3 grandi elettori del District of Columbia.

Ogni Stato elegge un numero di elettori presidenziali assegnatoli in base alla propria popolazione secondo un censimento condotto ogni 10 anni. 

Winner takes all: il vincitore piglia tutto

Il candidato che ottiene la maggioranza dei voti all’interno di uno Stato, ottiene automaticamente tutti gli elettori presidenziali ad esso attribuiti. Per ottenere la Presidenza degli Stati Uniti, il candidato repubblicano ed il candidato democratico competono per ottenere il maggior numero di elettori presidenziali, cercando di aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei voti: 270.

Es. la California ha attualmente 55 presidential electors. Se il candidato ottiene il maggior numero di voti in California, ottiene automaticamente tutti i 55 elettori presidenziali. Gli unici Stati che fanno eccezione, in quanto hanno optato per il metodo proporzionale, sono il Maine e il Nebraska. 

Ogni candidato cerca di puntare a vincere negli Stati che eleggono il maggior numero di elettori presidenziali, come ad esempio lo Stato di New York (29), il Texas (38) e la Florida (29).

Ad esempio, vincendo in entrambi questi tre Stati il candidato si aggiudica ben 96 elettori presidenziali. Dall’altro lato, se un candidato vince contemporaneamente in otto ‘piccoli’ Stati come il Nord Dakota, il Sud Dakota, il Wyoming, il Vermont, il New Hampshire, il Montana, il Connecticut e la West Virginia si aggiudica all’incirca un totale di 31 elettori presidenziali.

Un ulteriore esempio per comprendere meglio? 

Se un candidato non si aggiudica neanche uno tra 39 Stati ma vince negli 11 Stati più popolari (California, NY, Texas, Florida, Pennsylvania, Illinois, Ohio, Michigan, New Jersey, North Carolina, Georgia o Virginia) allora ottiene il maggior numero di elettori presidenziali necessari per poter vincere le elezioni presidenziali.

Quindi, se un candidato vince nel maggior numero di Stati non è detto che ottenga il numero di elettori necessari (270) per ottenere la presidenza degli USA, dipende da quali sono gli Stati e qual è il rispettivo numero di presidential electors ad essi attribuiti. 

Può accadere che il candidato più popolare non diventi presidente? 

Se un candidato ottiene la maggior percentuale di voti calcolata sul totale di tutti i voti di tutti gli Stati (es. overall popular vote: 50.3%) ma colleziona un totale di 266 elettori presidenziali e l’altro candidato ottiene la percentuale restante (es. overall popular vote: 49.7%), sarà il secondo a vincere con 271 elettori presidenziali.

Un esempio concreto? 

Alle elezioni del 2016, Donald J. Trump ha vinto con 62.980.160 voti totali e 304 presidential electors;  Hillary R. Clinton ha ottenuto 65.845.063 voti totali ma 227 presidential electors.

3) VOTO DEI PRESIDENTIAL ELECTORS AI COLLEGI ELETTORALI

Dopo le elezioni, il primo lunedì successivo al primo mercoledì di dicembre, gli elettori presidenziali formano il collegio elettorale presso il Campidoglio del proprio Stato e votano per il nuovo Presidente americano. 

Cos’è il collegio elettorale?

Il collegio elettorale è un gruppo di persone e che elegge formalmente il Presidente e il Vicepresidente. Come abbiamo precedentemente osservato, i delegati formano il collegio elettorale e votano per il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Il Congresso tabula i voti la prima settimana di gennaio e il nuovo Presidente entra ufficialmente in carica il 20 gennaio successivo.

 (Election day + elettori presidenziali + collegio elettorale + tabulazione voti = Presidente).

Il sistema elettorale USA ha ricevuto non poche critiche negli ultimi anni:

in primis il fatto che questo sistema, come in realtà la maggior parte dei sistemi elettorali maggioritari, può portare all’elezione di un Presidente che in realtà non rispecchia la maggioranza assoluta dei voti espressi. Abbiamo già precedentemente riportato l’esempio delle elezioni del 2016;

le elezioni si svolgono in base alle leggi elettorali di ogni Stato e il conteggio dei voti non è omogeneo a livello federale ma si svolge separatamente per ogni Stato;

il voto dei cittadini dei piccoli Stati risulta avere meno peso rispetto ai grandi Stati. Dall’altro lato, il meccanismo del collegio elettorale è stato pensato proprio per tutelare gli Stati più piccoli come ad esempio il Vermont, il Rhode Island, e il New Hampshire e quegli Stati grandi ma meno popolosi come il Wyoming, l’Alaska, e il Dakota;

la competizione elettorale non coinvolge i “Safe States” ma si concentra sui mega Stati che eleggono un elevato numero di elettori presidenziali.

Durante la campagna elettorale, sentiremo spesso parlare di:

  • “Safe States”: gli Stati sicuri, ossia quegli Stati nei quali un determinato partito vince da più cicli elettorali consecutivi.
  • “Swing States”: gli Stati in bilico, ossia quegli Stati che non votano per lo stesso candidato per più cicli elettorali consecutivi. 

Alcuni esempi: prima delle elezioni del 2016, il partito democratico ha potuto contare su “Safe States” come l’Oregon, il Maryland, il Michigan e il Massachusetts. I repubblicani hanno potuto contare su “Safe States” come il Mississippi, l’Alabama, il Kansas, l’Idaho. Gli “Swing States” sono stati ad esempio l’Ohio, l’Iowa e la Florida. Una scossa elettorale c’è stata con le elezioni del 2016, quando Donald Trump ha eroso la roccaforte dei “Safe States” democratici, assicurandosi gli elettori presidenziali di Stati come il Michigan, la Pennsylvania e il Wisconsin, storicamente democratici. 

Uno sguardo alle tappe delle elezioni presidenziali del 2020: Trump v. Biden 

– Election Day: 3 novembre 

– collegio elettorale: previsto per il 14 dicembre

– tabulazione dei voti al Congresso: 6 gennaio 2021

– entrata in carica del Neopresidente: 20 gennaio 2021

Fonti: M. VOLPI, “Libertà e Autorità”; M. COMBA, “Gli Stati Uniti, Diritto Costituzionale Comparato“; 270towin.com; Immagine via history.com

Vittoria Ferrone

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