Serbia: cittadini in rivolta. Una Repubblica parlamentare parzialmente democratica?

Cosa sta accadendo in Serbia?

Le nuove restrizioni annunciate dal presidente Aleksandar Vučić per fronteggiare la nuova ondata di coronavirus – successivamente ritirate – hanno scaturito dure proteste in Serbia. A partire dal 7 luglio i cittadini si sono riversati nelle strade scaturendo la brutale reazione della polizia. Secondo il NYTimes, alcuni analisti hanno dichiarato che una risposta così cruenta da parte della polizia non si vedeva dal governo di Slobodan Milosevic negli anni ’90.

I cittadini protestano per evitare un altro lockdown? No, ripercorriamo le tappe.

Dopo aver adottato dure misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le restrizioni in Serbia sono state revocate in modo netto già dai primi di maggio. In largo anticipo rispetto al resto d’Europa, sono state riaperte le discoteche e gli stadi. Il presidente Aleksandar Vučić ha persino indetto lo svolgimento regolare delle elezioni parlamentari e amministrative lo scorso 21 giugno, nelle quali il suo partito (il Partito progressista serbo – SNS) era il favorito.

Elezioni “non libere e democratiche”

Riportando i dati di eastjournal, le elezioni sono state vinte senza sorpresa dal SNS con una maggioranza senza precedenti (63,4% dei consensi) ma con un’affluenza alle urne del 49%, la percentuale più bassa registratasi dal 1990.

Anche durante queste ultime elezioni, le opposizioni hanno denunciato il fatto che in Serbia non vi siano le condizioni per delle elezioni “libere e democratiche”, a causa del forte controllo che il governo ha sui media statali. Già nel 2018 i cittadini si sono riversati in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Aleksandar Vučić, una maggiore libertà di stampa ed elezioni giuste.

Dubbi circa la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e i falsi dati diffusi

Oltre alle preoccupazioni legate allo stato della democrazia in Serbia, i manifestanti sono mossi dall’insoddisfazione per il modo in cui il governo ha gestito la pandemia. Secondo le interviste riportate dai media mondiali, i cittadini sostengono che il governo stia “giocando con la salute pubblica” per acquisire sempre maggiore potere, erodendo quelli che sono i principi democratici.

Il Balkan Investigative Reporting Network ha pubblicato un articolo, citato anche da IlPost, secondo il quale i dati di contagio e di decessi sarebbero stati manipolati dal governo. Inizialmente sarebbero state diffuse cifre basse per poter permettere lo svolgimento regolare delle elezioni e, subito dopo le elezioni, i dati sarebbero sati alzati ed accompagnati dall’annuncio dell’imminente secondo lockdown. I manifestanti e i media sostengono che il governo abbia pagato i medici per mentire circa l’impatto che ha avuto l’epidemia.

La risposta del presidente Vučić

Aleksandar Vučić ha commentato con i giornalisti di Euronews che “nessuno prenderà il potere con la forza. Il potere è preso alle elezioni”. Inoltre, ha sottolineato l’irresponsabilità di chi si riunisce e manifesta durante una situazione di emergenza nella quale il numero dei contagi sale vertiginosamente ed ha incoraggiato i cittadini a preservare la propria salute, rimandando le proteste a quando sarà terminata l’epidemia […]. “Se non lo capisci e vuoi portare al potere alcuni magnati – lascia che te lo dica – non succederà”.

Una Repubblica parlamentare parzialmente democratica?

La Repubblica di Serbia è una democrazia parlamentare con elezioni multipartitiche che, all’interno dello studio annuale di Freedom House sui diritti politici e le libertà civili nel mondo, è stata definita  “parzialmente libera”, con un punteggio di 66/100. Negli ultimi anni, il Partito progressista serbo (SNS) del Presidente Aleksandar Vucić – attualmente al potere – ha eroso i diritti politici e le libertà civili, “esercitando pressioni sui media indipendenti, sull’opposizione politica e sulle organizzazioni della società civile”. 

Un ‘regime ibrido’ in viaggio verso l’Unione europea?

In Serbia si registra da anni un clima politico negativo, caratterizzato da principi non democratici e da un partito al governo che limita sistematicamente le possibilità dell’opposizione di essere effettivamente coinvolta nella competizione politica. Sempre l’analisi di Freedom House definisce nel 2020 la Serbia come un “regime ibrido”: un Paese caratterizzato da “ istituzioni democratiche fragili e con importanti problemi nella difesa dei diritti politici e delle libertà civili”. Nonostante tali tendenze, il Presidente Aleksandar Vučić continua a lavorare per l’adesione della Serbia all’Unione europea (UE). Tra i criteri di Copenaghen, ossia le condizioni ed i principi sanciti nei Trattati ai quali tutti i paesi devono conformarsi per poter aderire all’UE, è sancita “la presenza di istituzioni stabili che garantiscono la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela”. I negoziati per l’adesione sono iniziati nel 2014 e, oltre a passi avanti riguardo i rapporti con il Kosovo, Bruxelles domanda a Belgrado riforme significative negli ambiti dei diritti fondamentali, delle libertà, della giustizia e della sicurezza. Il governo serbo si sta realmente muovendo in questa direzione?

Immagine: Twitter (la fonte non è menzionata).

Vittoria Ferrone

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