La rivincita dell’ambiente durante il lockdown: ma per quanto tempo?

Sono bastate poche ore per far diventare virale questa immagine: migliaia di fenicotteri rosa affollano le acque di Navi Mumbai (India) durante il lockdown della città a causa dell’emergenza Covid-19. Se un anno fa ci avessero detto che una città dell’India – stato che combatte da anni con il rischio di sovraffollamento e l’alto tasso di inquinamento atmosferico che ne consegue – sarebbe stata talmente deserta da attirare un numero drasticamente maggiore di questi uccelli rispetto alla media annuale, nessuno ci avrebbe creduto. Eppure è quello che è successo e non solo in India ma in ogni parte del mondo la natura sembra quasi risorgere e riappropriarsi degli spazi che aveva gradualmente perso. 

Nonostante le conseguenze catastrofiche a livello umano ed economico, è innegabile che questo virus stia invece “favorendo” l’ambiente; tra gli effetti più positivi della quarantena c’è infatti la riduzione del 40% del livello di diossido di azoto nell’aria, un gas fortemente inquinante, prodotto solitamente inseguito a combustioni, che in moderata concentrazione nell’aria può provocare danni irreversibili ai polmoni e insufficienze cardiache causando in media, solo in Europa, circa 470,000 morti ogni anno.

Fonte: CREA

In Cina, principale produttrice di carbonio, le emissioni si sono ridotte del 18% fino a emettere ben 250 milioni di tonnellate in meno di CO2. Si stima invece in Europa un taglio di emissioni fino a 400 milioni di tonnellate. Secondo una ricerca del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), combinando i dati della qualità dell’aria e delle emissioni, dall’inizio del 2020 vi è stato il minor numero di morti a causa dell’inquinamento (circa 11,000 decessi in meno rispetto gli scorsi anni).

Dati relativi ai 30 giorni fino al 24 Aprile. Fonte: CREA

L’intero ecosistema non può che beneficiare da questi momenti di stop dell’attività umana e la fauna selvatica ripopola città deserte, godendosi quella che per loro può essere benissimo una vacanza:

Fonte: The Guardian

Alcune capre delle nevi vagano per le strade di Lladudno, nel Galles. Queste capre solitamente vivono nel promontorio calcare Great Orme ma vengono attratte in città dalla mancanza di persone. 

Fonte: Twitter

Decine di leoni sdraiati su una strada del Kruger Park, parco sudafricano chiuso al pubblico per l’emergenza Covid-19.

Fonte: Facebook

Queste immagini rendono ancora più tangibile l’idea di un mondo diverso, più green ed ecosostenibile, in cui noi umani riusciamo a trattare con più rispetto la Terra e tutte le creature che la popolano. La chiave sta nel comprendere come nel danneggiare il luogo in cui viviamo, per dei vantaggi personali a breve termine, mettiamo a rischio anche noi stessi; la pandemia ha infatti dimostrato le conseguenze fatali nell’ignorare gli avvisi degli esperti, sacrificando la salute e la natura in favore dell’economia. L’inquinamento ha diminuito le difese immunitarie e ha causato in molte persone patologie respiratorie e cardiache che combinate con il virus hanno un risvolto letale.

 Questi giorni di pandemia hanno modificato le nostre abitudini e di conseguenza il nostro modo di pensare. Molti servizi che ci sembravano necessari si sono rilevati superflui: le nostre amate macchine per cui spendiamo migliaia di euro ora sono parcheggiate in strada o in garage, messe in secondo piano rispetto al desiderio di una passeggiata all’aria aperta. Tutto quel bisogno capitalistico di comprare nuovi oggetti, proposti continuamente in nuove collezioni – di cui sembra necessitiamo per vivere, al fine di omologarci – si spegne  di fronte alle nuove priorità, soprattutto economiche, che questa situazione crea.

La Terra ci sta mandando un chiaro messaggio: il momento di cambiare è ora.

Per citare una canzone del famoso cantautore Fabrizio de André: «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Dobbiamo prendere questa situazione terribile e trasformala in qualcosa di positivo, un’occasione – quasi servita su un piatto d’argento – per abbracciare nuovi stili di vita e adottare nuovi comportamenti per mantenere questo miglioramento delle condizioni ambientali.

Ma quanto sarà possibile tutto ciò?

In nazioni come gli Stati Uniti le compagnie petrolifere hanno già spinto la Casa Bianca ad attuare nuove strategie per salvare la produzione del combustile, portando all’acquisto ben 75 milioni di barili di petrolio aggiunte alle riserve nazionali; inoltre il Bureau of Land Management, parte del Dipartimento dell’Interno americano, sta portando avanti un piano per l’affitto di centinaia di migliaia di terreni pubblici a molte società di combustibili fossili e miniere. Nello Utah ci sono circa 150.000 acri pubblici in vendita – tra cui parchi nazionali- pronti per la perforazione. I leader, gli scienziati e gli attivisti delle Nazioni unite stanno spingendo per un dibattito politico urgente affinché la ripresa possa basarsi su energia pulita e infrastrutture naturali ma nel frattempo le conferenze globali intente a trovare soluzioni sulle questioni ambientali, vengono rinviate, come la conferenza delle Nazioni Unite Cop26 (la più importante dopo gli accordi di Parigi del 2015) organizzata a Glasgow e rimandata nel 2021.

La preoccupazione che questo miglioramento sia effimero è concreta ed è molto alta la probabilità che per far riprendere l’economia l’eco sostenibilità sarà nuovamente messa da parte. Non rimane che attendere e vedere come si posizioneranno i paesi nella scacchiera della questione ambientale. A questo proposito si è espresso il ministro giapponese dell’ambiente, Shinjiro Koizumi:

«Nessuno al Ministero dell’ambiente diverge sull’importanza dell’economia, vogliamo solo assicurarci che l’ambiente non venga lasciato indietro. Dato che la convention Cop26 è stata rimandata, ora abbiamo abbastanza tempo per effettuare un secondo contributo nazionale prima del summit con nuovi dati e provvedimenti. Il Giappone prende questo rinvio come un fattore positivo e lavoreremo per creare una situazione in cui possiamo prendere parte alla conferenza a testa alta».

Alessia Malpede

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