IL 5G: TECNOLOGIA E SALUTE

Cos’è il 5G?

Altroconsumo lo definisce come «la tecnologia e standard di nuova generazione per la nuova comunicazione di rete mobile». Si tratta di una tecnologia di quinta generazione che andrà a sostituire l’attuale 4G LTE che a suo tempo era stata creata per migliorare la telefonia via IP (tecnologia VoIP che permette di effettuare conversazioni attraverso l’utilizzo di una connessione internet o rete di telecomunicazione al posto di una semplice rete telefonica) e per il cloud computing (in parole povere l’insieme di servizi offerti on demand da un fornitore ad un cliente finale attraverso la rete Internet).

Ma il 5G non è stato pensato solo per rendere più veloci e contemporanee le connessioni dei nostri dispositivi IoT (Internet of Things). Il 5G per lavorare sfrutta le onde millimetriche e cioè le onde radio che però sono più sensibili agli ostacoli fisici e perciò, per un miglior funzionamento, hanno bisogno di maggior ripetitori sul territorio. Ad ottobre 2018 in Italia, attraverso un’asta indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico, queste frequenze sono state vendute a sette società tra le quali Vodafone, Tim, Illiad, Wind Tre e Fastweb.

Oltre alla velocità di connessione si può parlare proprio di rivoluzione per il risparmio dei consumi energetici dei nostri dispositivi e in termini di servizi che potranno essere offerti nel campo dell’intelligence, del primo soccorso in caso di emergenze, in campo medico (telechirurgia e ambulanza connessa), nel campo dell’industria, del tempo libero e infine per creare città intelligenti e tecnologiche.

Non ci sono ancora informazioni che indicano precisamente quando tutti gli utenti potranno usufruire di questa nuova tecnologia ma secondo le stime tra il 2021 ed il 2025 saranno molti i dispositivi che utilizzeranno il 5G per navigare in internet. Vodafone è stata la prima azienda ad accendere le antenne 5G nelle città di Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli a giugno 2019, seguita dalla TIM sempre a Roma e Torino.

Ma chi è che fornisce il 5G a livello mondiale?

Il più grande fornitore è la società cinese Huawei, ed è proprio questo che preoccupa la possibile ingerenza del Governo cinese nel controllo dei big data. Per questo motivo Trump ha subito cercato di convincere i propri partner economici e politici a non vendere i dati alla società cinese e ha puntato ad acquisire quote delle multinazionali Ericsson, svedese, e Nokia, finlandese. Gli interessi delle due multinazionali però sono anche quelli dell’Unione Europea e servono fondi per finanziare il grande progetto 5G. Ora che è in atto l’emergenza COVID gli interessi del vecchio continente sono proiettati altrove, intano il governo cinese può lavorare indisturbato.

Che effetti potrebbe comportare il 5G sulla salute?

Abbiamo già detto che ci sarà bisogno di un maggior numero di ripetitori per far funzionare al meglio questa nuova tecnologia che viaggia a frequenze più alte e questo ha portato gli studiosi a condurre molte ricerche di laboratorio per valutare gli effetti sulla salute. Ci sono opinioni contrastanti perché non ci sono ancora studi incontrovertibili che affermano o respingono l’ipotesi di danni per la salute: in Italia ci sono leggi molto severe riguardo all’impiego di antenne e stazioni radio, sono poche quelle utilizzabili per il 5G e le frequenze di trasmissione solo molto basse. L’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre pubblicato di recente una ricerca del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale che pone luce alla questione. In questa relazione gli effetti sulla salute sono valutati sulla base di breve e lungo termine: a breve termine di solito i campi elettromagnetici a radiofrequenza causano un aumento di temperatura corporea, però l’intensità del 5G non induce aumenti significativi della temperatura neanche prendendo in considerazione il numero di antenne posizionate. Per quanto riguarda gli esiti degli studi sul lungo termine l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC), che ha analizzato campi elettromagnetici provenienti sia da telefoni cellulari che da altre fonti, ha affermato che «il complesso degli studi esaminati non supporta l’ipotesi di cancerogenicità dei campi elettromagnetici». Il rapporto dell’ISS sottolinea che «Per questi motivi la AIRC ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza solo come “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 2B) e non come “probabilmente cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 2A), né come “cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 1, in cui sono compresi ad esempio la radiazione solare e il radon presente nelle abitazioni)».  È stato condotto un altro studio sperimentale su ratti e topi da laboratorio dall’Istituto Ramazzini in Italia. Quest’ultima indagine supporta l’ipotesi di cancerogenicità dei campi elettromagnetici a radiofrequenza con «incremento di un particolare tipo di neoplasia (schwannoma cardiaco) tra gli animali esposti rispetto ai non esposti, mentre non viene evidenziato alcun eccesso per quanto riguarda i numerosi altri tipi di tumore esaminati». Ma questo studio viene messo in discussione dall’ISS che lo ha comparato con gli altri 50 e più studi a esito negativo affermando che gli aumenti di temperatura riscontrati nei topi non possono verificarsi con l’utilizzo di dispositivi elettronici come il telefonino. La relazione inoltre sottolinea che sono stati condotte analisi anche per effetti diversi da quelli delle patologie tumorali e non sono state rilevate evidenze attendibili e fondate. Questi due studi sopra citati sicuramente apportano un contributo rilevante alla comunità scientifica ma, come sottolinea l’ISS, non modificano il quadro della situazione attuale, non sono coerenti tra loro e con le altre ricerche e inoltre alcuni aspetti sono poco chiari.

L’organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale italiano ha comunque affermato che le autorità delegate effettueranno sempre dei controlli sia per accertare il rispetto delle normative delle emissioni sia l’attento monitoraggio dei livelli di esposizione dichiarando, infine, che le ricerche sui possibili effetti a lungo termine continueranno.  

Fonte foto in copertina: Euronews

Noemi Brancazi

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