Tagikistan: viaggio ai confini del Covid-19.

Mentre il nostro cervello è bombardato incessantemente con termini come lockdown, restrizioni, limitazioni, c’è una parte del mondo che sta cercando di conservare quanta più normalità possibile.
Le ex repubbliche socialiste sovietiche dell’Asia Centrale, in piena contrapposizione con quanto sta accadendo nel mondo occidentale, minimizzano il problema, preferendo la tranquillità della popolazione alla sicurezza.

Emblematico il caso del Tagikistan, nazione in cui è tuttora presente la malaria nelle Regioni del sud, in particolare nella Regione di Hatlon, ma che alla data del 20 aprile registra ancora zero casi.

La repubblica di Dušanbe ha ordinato varie restrizioni ai viaggi orientati verso l’esterno, ma il presidente Rahmon continua ad apparire in grandi raduni pubblici, circondato da folle di donne vestite in abiti tradizionali o abbracciate da folle di bambini. I primi giorni di marzo, il Tagikistan ha annunciato che avrebbe bloccato l’ingresso di cittadini da 35 paesi colpiti dal coronavirus ma ha respinto le restrizioni quasi immediatamente. Ciò nonostante, il governo degli Stati Uniti ha fornito aiuti al Tagikistan, compresi i dispositivi di protezione individuale, per trattare il coronavirus. secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità del Tagikistan.

Questa nazione, di cui si sente parlare poco, è riuscita ad entrare nei notiziari mondiali proprio grazie a questi provvedimenti inconsueti, persino rispetto ai paesi confinanti. Dovrebbe preoccupare profondamente Dušanbe che i primi casi nel vicino Kirghizistan, identificati a metà marzo, siano nati da individui che avevano recentemente viaggiato fino alla Mecca, in Arabia Saudita. I Tajik compiono gli stessi pellegrinaggi, ponendo così gli stessi rischi, ma Bishkek (Capitale del Kirghizistan) ha messo in atto blocchi, incoraggiato l’allontanamento sociale, stabilito il coprifuoco e sta testando attivamente gli individui mentre la leadership del Tagikistan è stata meno forte, ignorando tali misure di prevenzione e mitigazione. Per quanto riguarda lo sport, la stagione calcistica ha preso il via regolarmente il 4 aprile, con la Supercoppa vinta 2-1 dall’Istiklol contro il Khujand. Nessuna manifestazione ha subito divieti di assembramento e svolgimento; nonostante ciò, negli stadi le partite si svolgono di fronte alle tribune vuote, in quanto verranno disputate a porte chiuse. I tifosi non sembrano comunque ansiosi di assistere alle gare: nella capitale, vista la preoccupazione dei clienti nonostante le assicurazioni governative, uno dei caffè più frequentati ha distribuito gratuitamente durante l’incontro circa diecimila mascherine di protezione.
Anche il campionato ha preso il via e i campioni in carica dell’Istikol tenteranno di conquistare il settimo scudetto consecutivo, in una cornice a dir poco surreale.

Foto: via calciomercato.com

Giuseppe Staniscia

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