Scaviamo a fondo nel MES.

La domanda più gettonata del momento: “Che cos’è il MES?”. Però, ci vengono riproposti sempre i soliti articoli. E’ arrivato il momento di scavare molto più a fondo.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) è un accordo intergovernativo tra Stati che ha come obiettivo quello di distribuire i versamenti di capitale dei Paesi firmatari verso gli Stati in difficoltà (torneremo più avanti su questo punto). Il MES proviene dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF o EFSF), istituito il 9 maggio 2010 come risposta alla grande recessione del 2008 a causa della crisi dei Suprime. Dal punto di vista giuridico, si tratta di una società di diritto lussemburghese – con sede in Avenue John F. Kennedy 43 in Lussemburgo -, il cui attuale Presidente è il tedesco Klaus Regling. 

Da questo fondo si è passati al MES – il quale è un’impresa che si concretizza in una società di diritto del Lussemburgo, ed è di fatto un’azienda- , proposto in Ecofin a Maggio del 2010 e poi al Consiglio Europeo nel Marzo del 2011. Sono stati svolti molti lavori al fine di dare una veste giuridica a tale meccanismo, le cui regole si possono trovare nell’art.136 del Trattato del Funzionamento dell’Unione Europea.

Articolo 136. 1. Per contribuire al buon funzionamento dell’unione economica e monetaria e in conformità delle pertinenti disposizioni dei trattati, il Consiglio adotta, secondo la procedura pertinente tra quelle di cui agli articoli 121 e 126, con l’eccezione della procedura di cui all’articolo 126, paragrafo 14, misure concernenti gli Stati membri la cui moneta è l’euro, al fine di: a) rafforzare il coordinamento e la sorveglianza della disciplina di bilancio; b) elaborare, per quanto li riguarda, gli orientamenti di politica economica vigilando affinché siano compatibili con quelli adottati per l’insieme dell’Unione, e garantirne la sorveglianza.

2. Solo i membri del Consiglio che rappresentano gli Stati membri la cui moneta è l’euro prendono parte al voto sulle misure di cui al paragrafo 1.

Per maggioranza qualificata di detti membri s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera a).

Il 23 marzo 2011 la proposta di un meccanismo europeo di stabilità ha avuto come relatori principali Elmar Brok e Roberto Gualtieri (attuale ministro dell’economia italiano).

Relazione del Parlamento europeo 07/03/2011

Gualtieri, assieme ad Edward Scicluna, ha scritto gli emendamenti 124 e 125, che hanno contribuito significativamente al terzo comma dell’art.136. Tali emendamenti hanno prodotto quanto segue.

All’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.»

Le rigorose condizionalità (“strict conditionalities“) prevedono una revisione dei conti pubblici del Paese commissariato, secondo l’art.7 del regolamento 472/13 alla voce “Programma di aggiustamento economico”:

1. qualora uno Stato membro richieda assistenza finanziaria da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal MESF, dal MES, dal FESF o dall’FMI, esso elabora di concerto con la Commissione, che agisce d’intesa con la BCE e, se del caso, con l’FMI, un progetto di programma di aggiustamento macroeconomico integrativo e sostitutivo dei programmi di partenariato economico a norma del regolamento (UE) n. 473/2013 che comprenda obiettivi annuali di bilancio.

Il progetto di programma di aggiustamento macroeconomico è rivolto ai rischi specifici che un determinato Stato membro pone alla stabilità finanziaria nella zona euro e punta a ristabilire rapidamente una situazione economica sana e sostenibile e a ripristinare pienamente la capacità dello Stato membro interessato di autofinanziarsi sui mercati finanziari.

2. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, approva il programma di aggiustamento macroeconomico predisposto dallo Stato membro che richiede assistenza finanziaria a norma del paragrafo 1. 

La Commissione garantisce che il memorandum d’intesa firmato dalla Commissione per conto del MES o del FESF sia pienamente conforme al programma di aggiustamento macroeconomico approvato dal Consiglio.

Tutto il regolamento 472/13 e l’art.136 comma 3 del TFUE sopracitato, lasciano pochi dubbi a chi considera il MES “LIGHT” una possibilità. Non c’è stata alcuna modifica del Trattato, e il commissariamento che tale meccanismo produce è stato dimostrato dalla gestione della crisi in Grecia e dalla scandalosa vicenda del Presidente di Cipro Nikos Anastasiadīs, ricattato dall’Eurogruppo e dalla Commissione, al fine di attuare i programmi di aggiustamento economico. L’art.136, inoltre, impone condizionalità per ogni richiesta di finanziamento presso un meccanismo, per cui anche Bei e Sure sono soggetti alle ECCL (le Enhanced conditions credit line), per cui i Ministri e i Presidenti pare che dimentichino che le condizioni per questo tipo di prestiti possono essere solo ed esclusivamente rigorose. Al termine dell’ultima riunione dell’Eurogruppo, infatti, è stato verbalizzato che rimane il trattato tuttora vigente. Dubbi non possono esserci.

La BCE ha recentemente garantito l’acquisto dei titoli di Stato emessi, per un valore di 750 miliardi di euro tramite il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme). Appare del tutto inutile, se non dannosa, una richiesta di accesso per ottenere una cifra irrisoria, ossia il 2% del Pil: 36 miliardi, poiché il PIL annuale italiano si aggira sui 1800 miliardi). Le richieste a cui l’Italia sarebbe sottoposta richiederebbero persino tagli al sistema sanitario nazionale (in Grecia sono state effettuate 119 riforme al riguardo), taglio delle pensioni e dei salari e tasse patrimoniali.

Difatti, in Grecia con la legge di bilancio 2020 saranno considerati classe media, e quindi benestanti, i nuclei familiari così composti: – singolo individuo, reddito annuo di almeno 6.294 euro. Che significa uno stipendio di 524 € al mese; – famiglie di due persone, un reddito complessivo di almeno 8.901 l’anno. 741 € al mese; – tre persone, un reddito annuo totale di almeno 10.901 €. 908 euro al mese.

36 miliardi non valgono di certo la cessione di sovranità (in contrasto con l’art.11 della Costituzione, ove si parla di “limitazione”), sottoponendo di fatto il Paese ad aggiustamenti macroeconomici che sono volte al mantenimento della disoccupazione. “Fondo Salva-Stati” si riferisce al salvataggio delle banche di interesse europeo (francesi e tedesche) esposte ai crediti non recuperati. Ha ben poco a che fare con un maggior benessere sociale. 

A questi problemi si aggiunge il fatto che il Mes sia un creditore privilegiato: il guadagno ricavato dall’acquisto di un titolo di Stato passerebbe prima attraverso il Mes, per cui renderebbe de facto “junior” (subordinati) i nostri titoli. Tale degradamento si ottiene quando un Paese è a rischio default, con la preoccupazione che non venga garantito il guadagno all’investitore, il quale rivolgerà i suoi acquisti verso titoli ritenuti più solidi. Per permettere che non ci sia il panico per l’acquisto di Btp, si dovrebbero aumentare i tassi di interesse per invogliare l’acquirente, determinando però una maggiore spesa per lo Stato. 

Non finisce qui. Dal momento che il Mes è un’azienda che si conforma al diritto del Lussemburgo, nel caso di un’uscita dall’Unione Europea, l’Italia non avrebbe la possibilità di ridenominare il debito con la propria valuta, previsto dall’art.1277 del codice civile

e presente anche nel Regolamento  (CE) n. 1103/97 del Consiglio del 17 giugno 1997 poiché il debito sottoscritto è in euro.

Ritorniamo al regolamento 472/13 art.7 (5), poiché esso descrive qualcosa di più preoccupante: le condizioni possono essere modificate a maggioranza qualificata DOPO L’APPROVAZIONE della richiesta di accesso. In pratica noi impegneremmo l’Italia a condizioni che già adesso prevedono manovre peggiorative per i cittadini, che POSSONO ESSERE INASPRITE in futuro. Questo ha una funzione politica: nel caso in cui fossero eletti Governi che propongano un’uscita dall’Unione Europea, la Commissione può esigere delle condizioni peggiori – una sorta di strumento di ricatto, o come metodo per estromettere dei Governi che non vogliano seguire tali programmi. 

Parlando ancora di politica, occorre ricordare che l’andamento delle negoziazioni violano una legge fondamentale in queste situazioni, la L.234/12.

Tale legge disciplina la partecipazione dell’Italia in ogni fase dei Trattati dell’Unione Europea, richiedendo che il Parlamento esprima posizione attraverso una Risoluzione parlamentare. 
Le vicende degli scorsi giorni hanno condotto ad una NEGAZIONE della votazione, poiché alcuni capigruppo si sono opposti alla necessità di un atto di indirizzo, con la motivazione seguente: la riunione del 23 Aprile è da considerarsi informale. Spiegazione ardita, dal momento che tutta l’UE (e quindi tutto il mondo) sta attendendo l’esito di tale incontro e spiegazione illecita, poiché va in contrasto con tale legge, istituita proprio a causa del processo di approvazione e ratifica del MES, rispettivamente il 2 Febbraio e il 23 Luglio 2012 e non prima, poiché una Legge diventa realtà nel momento in cui giunge al Parlamento, per approvazione e ratifica. In più sono gli stessi atti parlamentari a riferire come il Mes del 2012 sia una cosa diversa dai precedenti meccanismi: 

Il Processo di Informazione al riguardo fu del tutto assente, motivo per cui venne istituita questa Legge, per evitare in futuro situazioni simili. Ciò è molto importante poiché secondo la Convenzione di Vienna del 1969, l’art.46 rende nullo un trattato se il Paese che l’ha sottoscritto ha violato una legge fondamentale dello Stato e

Convenzione di Vienna del 1969, artt. 46 – 47

e l’art.47, da quanto possa sembrare, annullerebbe il Trattato se vi sono stati delle restrizioni notificate agli altri Stati. Tale situazione è stata espressa dal Presidente della Commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi, inviando al Management Board del MES la seguente lettera:

Che conclusioni potremmo trarne? 

Il Mes è un prestito con condizioni vessatorie che possono essere modificate in seguito alla firma (approvazione o semplice consenso) di proporzioni esigue per ciò di cui abbiamo bisogno – secondo l’economista Ashoka Mody l’Italia necessita di 500 – 700 miliardi, in linea con i provvedimenti degli altri Paesi che comprendendo la situazione non seguono delle regole errate, a detta anche di economisti come De Grauwe, Stiglitz, Krugman -, che priverebbe lo Stato della sua Sovranità, concetto alla quale non ci si può sottrarre a prescindere dall’appartenenza politica. Carlo Galli, un politico e filosofo iscritto nel PD fino al 2015, esprime nei suoi scritti e nei suoi interventi l’impossibilità di non definirci sovrani.

Ci auguriamo che, così come la Grecia ha insegnato la letteratura, la filosofia e soprattutto il pensiero al mondo antico, possa essere d’esempio anche in questa situazione, nella speranza che metodi e meccanismi che vogliono l’annessione degli altri Paesi possano essere eradicati per sempre.

M.P.


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