Yemen: cinque anni di guerra. Carestia e colera, ora il primo caso di Covid-19. Si teme la catastrofe.

Lo Yemen entra nel suo sesto anno di guerra, a bombe e carestia si sovrappone il pericolo del coronavirus. L’OMS teme la catastrofe e la tregua annunciata viene violata.

Il 24 marzo del 2015 scoppiò la guerra in Yemen, sono ormai cinque anni che il Paese viene distrutto da una “guerra di procura”, gli attori sono da una parte i Houti, la coalizione filo sciita capeggiata dalla Guardia Repubblicana fedele all’ex presidente Saleh, dall’altra parte la coalizione militare (sunnita) guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta con l’intento di strappare ai Houti il controllo della capitale Sana’a e restituirlo al governo di Hadi (fedele all’Arabia Saudita).

La popolazione civile è costretta a subire molteplici minacce : bombe, sfollamento e colera. Dall’inizio del conflitto, secondo l’ INTERSOS, sono morti  quasi 250.000 yemeniti di cui circa 100mila come conseguenza diretta dei combattimenti e circa 130mila a causa di fame e malattie acuite dal conflitto. Inoltre, i servizi sanitari sono limitati e resi spesso inadeguati da molte sfide, tra cui la carenza di finanziamenti, problemi di accesso e i vari e tanti conflitti in corso in diverse aree del paese. L’INTERSOS stima la presenza di soli 10 operatori sanitari per 10.000 persone. Solo un terzo delle strutture sanitarie funzionanti fornisce servizi di salute a causa di carenza di personale, mancanza di forniture, incapacità di far fronte ai costi operativi o al danneggiamento causato dei bombardamenti in corso. Infatti, negli ultimi cinque anni, secondo i dati dell’OMS, sono avvenuti oltre 142 attacchi su ospedali e strutture sanitarie. Di recente, il 13 marzo è stato attaccato l’ospedale l-Thawra, negando così il servizio sanitario a centinaia di migliaia di yemeniti a Taizz City.

Ora, invece, con il primo caso positivo al Covid-19 la preoccupazione aumenta, per cui l’OMS ha attivato un numero verde per informare la popolazione yemenita sull’emergenza, predisponendosi a mandare aiuti immediati. “Se in Italia il Corona virus sta provocando la più grave emergenza sanitaria ed economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, non riusciamo davvero ad immaginare le conseguenze del contagio in un Paese distrutto e poverissimo come lo Yemen – segnala Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di OXFAM Italia – Qui solo il 50% delle strutture sanitarie sono in funzione, gli ospedali continuano ad essere bombardati, l’80% della popolazione non ha quasi nulla, si contano milioni di sfollati e si sono già registrati oltre 2,3 milioni di casi di colera. “La popolazione dello Yemen ancora una volta deve affrontare una prova durissima, nella quasi totale indifferenza del resto del mondo. – continua Pezzati – La mancanza di acqua e cibo espone la popolazione, soprattutto le comunità più povere e vulnerabili, ad epidemie come questa. 10 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, più di 17 non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico sanitari”.

Da non dimenticare sono le 14 milioni di persone sull’orlo della carestia; “Milioni di yemeniti sono più affamati, più malati e versano in condizioni peggiori di un anno fa”_ afferma Kostas Moschochoritis, Segretario Generale di INTERSOS. Con la chiusura dei confini in seguito alla pandemia da Covid-19, la sofferenza aumenta, ora il Paese non può più importare beni di prima necessità, medicinali e carburante( già scarsi in precedenza in seguito al blocco imposto dalla coalizione Saudita) inoltre, il Programma alimentare mondiale (WFP) dell’ONU dimezzerà gli aiuti inviati a certe aree dello Yemen per mancanza di fondi, ma anche per il timore che i ribelli Houti stiano intercettando i rifornimenti.

L’OXFAM ha anche segnalato la questione delle spose bambine, problema già presente in Yemen ma ora più accentuato, in quanto le bambine vengono date come spose per pagare i debiti familiari o pagare le cure ai componenti della famiglia. “Mentre gli uomini muoiono negli scontri, le donne sono chiamate ad assumere ruoli che mai avevano avuto prima del conflitto – afferma Paolo  Pezzati – Nel contesto di un Paese distrutto, donne e ragazze devono farsi interamente carico di famiglie dilaniate da una guerra, di cui sono le prime vittime. Basti pensare che il 76% circa degli sfollati interni sono donne e bambini e che in 1 caso su 5 si tratta di ragazze sotto i 18 anni, responsabili della propria famiglia o di intere comunità di accoglienza”.

C’è stata una speranza per il Paese, l’8 aprile, quando entrambe le parti del conflitto hanno annunciato un cessate il fuoco come risposta all’appello delle Nazioni Unite a fermare le ostilità in seguito allo scoppio della pandemia, ma gli Houti accusano la coalizione di aver violato l’accordo eseguendo numerosi attacchi.  “Questo annuncio non esprime una reale intenzione di raggiungere la pace – ha affermato Mohammed al-Bukhaiti, un rappresentante degli Houti – I sauditi stanno ancora impiegando le loro forze aeree, terrestri e navali per stringere l’assedio allo Yemen. È solo un annuncio per serrare i ranghi della coalizione.”

È doveroso ricordare, anche, che i responsabili di questa guerra non sono solo le parti del conflitto ma anche i paesi esportatori di armamenti come USA, Regno Unito e Italia che da 5 anni le stanno armando.  La comunità internazionale non può ignorare questo massacro e le violazioni dei diritti umani in atto, si deve fermare questa gravissima crisi umanitaria.

Meryem Derraa

2 pensieri riguardo “Yemen: cinque anni di guerra. Carestia e colera, ora il primo caso di Covid-19. Si teme la catastrofe.

  1. A monte di tutto bisogna dire che lo Yemen era lo Stato arabo più armato di tutti già dal 2011, oltre che il più povero. Se qui ogni tanto qualche folle invita la gente ad invadere le strade (ci metto pure gli esperti di 5G che dopo anni si sono accorti di vivere nella rete 5G e chiamano le persone a ribellarsi), in Yemen di certo la situazione è più dura perché sono tanti gli attori e sono tanti gli obiettivi che ognuno si prefissa. E come dice il detto, quando tanti galli cantano, non si fa mai giorno.

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