Chi gestisce le emergenze?

Da chi e in che modo vengono gestite le emergenze in Italia?

L’Italia attualmente sta vivendo un periodo di crisi mai sperimentato dall’inizio della Repubblica, ma chi gestisce le emergenze ed i principali rischi sul territorio italiano?

Questo compito è assegnato al Dipartimento della Protezione Civile facente capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Definito un Sistema Complesso poiché i compiti non sono assegnati ad una singola amministrazione, il Dipartimento coordina il Servizio Nazionale della Protezione Civile, il quale secondo l’articolo 1 del Codice della Protezione Civile entrato in vigore il 6 Febbraio 2018, «svolge un servizio di pubblica utilità ed esercita la funzione di protezione civile  costituita dall’insieme delle competenze e delle attività volte a tutelare la vita, l’ integrità fisica, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo».

Il Dipartimento di P.C. è relativamente giovane, difatti è stato istituito con la legge n. 225 del 1992 con la quale il legislatore rinunciava ad un modello di governo centralizzato preferendo «un’organizzazione diffusa a carattere policentrico» per fronteggiare le emergenze. I fondamenti di questa norma possono essere trovate già nel 1865, all’indomani dell’Unità d’Italia quando fu approvata la legge n. 2248 che, all’allegato E articolo 7, assegnava un potere d’ordinanza all’ autorità amministrativa per disporre della proprietà privata dei cittadini attraverso un decreto motivato anche in caso di grave necessità pubblica intesa come particolari accidentalità, calamità e pericoli immediati.

A seguito della legge del 1992 sono state approvate altre due leggi: la legge 59/1997 che regola l’assetto delle competenze trai diversi livelli di governo territoriale assegnando i «compiti di rilievo nazionale del sistema di protezione civile»; il d.lgs. 112/1998 le cui norme in materia di protezione civile sono state gran parte abrogate dal nuovo Codice di P.C.

Il 6 Febbraio 2018 è entrato in vigore in Codice della Protezione Civile, d.lgs. 2 gennaio 2018 n.1, in attuazione della Legge delega n.30 del 2017, che abroga la legge 225/1992. Il Codice trova fondamento giuridico negli articoli della Costituzione italiana numeri 76, 87, 114 per il riparto delle competenze tra i diversi livelli territoriali di governo, 117 in ambito di legislazione concorrente, e 118 che sancisce il criterio di competenza residuale sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Nel momento in cui ci si trova di fronte ad un’emergenza bisogna stabilire la gravità dell’evento per poter determinare il livello di responsabilità e competenza. È necessaria quindi la valutazione dell’estensione e le potenziali conseguenze del pericolo. In generale, nelle prime fasi di intervento, si parte sempre dall’attribuzione di un livello A, poi successivamente si passa a livelli più elevati. Quindi, quando ci si trova di fronte ad un’emergenza, l’intervento è organizzato dal livello territoriale più vicino all’evento e secondo una strategia di intervento di tipo sussidiario: si parte dal Comune, per passare alla Provincia, poi alla Regione e infine allo Stato. Il coordinamento ai vari livelli territoriali e funzionali avviene attraverso il ‘Metodo Augustus’: creato da Ottaviano Augusto prevede che lo schema operativo deve essere flessibile poiché un evento nel suo esplodere è sempre diverso e se il piano risulta complesso nell’attuazione la gestione dell’emergenza si ingessa. A livello comunale la struttura di coordinamento delle Protezione Civile è il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) che si divide in 10 funzioni ed il cui responsabile è il Sindaco del comune e in aggiunta ogni persona che ha qualificazioni tecniche o professionali viene utilizzata per le funzioni di supporto; al livello successivo c’è il Centro Operativo Misto (C.O.M.), possono essere più di uno e vengono costituiti ad hoc, per quanto riguarda l’emergenza Covid-19 non è stato ancora attivato; a seguire c’è il Centro Coordinamento  Soccorsi (C.C.S.) che è l’organo principale a livello provinciale ed è presieduto dal prefetto; infine gli ultimi due livelli sono la Sala Operativa Regionale (S.O.R.) che coinvolge più province ed è presieduta dal presidente della regione e la Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.) che è l’organo decisionale a livello nazionale.

Esistono tre tipologie di eventi o emergenze: Ordinari, evento A, che coinvolgono gli enti locali; straordinari di livello regionale, evento B, che comportano l’intervento coordinato di più enti sotto i poteri e con i mezzi di province o regioni; infine gli straordinari di livello nazionale per i quali c’è uno stato di emergenza a livello nazionale come nel caso dell’epidemia di Covid-19.

Le attività ed i compiti della protezione civile possono essere racchiuse in quattro punti: Le attività di previsione che servono per identificare e studiare i possibili scenari di rischio; le attività di prevenzione e mitigazione che sono definite sia non strutturali per pianificare la protezione civile, per formare ed esercitare il personale, per applicare la normativa tecnica, per allertare ed informare la popolazione, sia strutturali per programmare ed eseguire sia i piani che le politiche di prevenzione elaborate; la gestione dell’emergenza che prevede il coordinamento degli interventi e delle misure che vengono prese per l’assistenza ed il soccorso; infine il superamento dell’emergenza che prevede che non ci sia nessun ostacolo alla ripresa della vita normale una volta finito il pericolo.

Ma chi fa parte della protezione civile?

Ne fanno parte istituzioni ed organizzazioni pubbliche come il Governo, le province, le regioni, scientifiche/accademiche come le Università e gli Istituti di ricerca, i servizi di emergenza e le strutture operative del sistema e infine noi comuni cittadini ossia la società civile attraverso i volontari, le aziende private e le associazioni professionali.

Perché il cittadino è così importante?

I cittadini, uniti, possono far fronte ad eventi traumatici e, attraverso la solidarietà e la forza, riorganizzare la propria vita; hanno diritto alle informazioni e il dovere di seguire le disposizioni e le autorità di Protezione Civile. Inoltre, se i cittadini sono a conoscenza del piano di Protezione Civile possono fornire informazioni per adottare misure di auto protezione.

Noemi Brancazi

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